Tutta colpa di Cruciani

Tutta colpa di Cruciani

Come si fa a continuare a spararla grossa quando la realtà supera la boutade? Risponde chi da più di dieci anni ascolta tutti (per poi mandarli a quel paese)

Arriva in scooter, Giuseppe Cruciani, ed è già di fretta. Giornalista, sobillatore, provocatore, Cruciani nasce nel 1966 a Roma, cresce a fianco di Marco Pannella, ha scritto per diversi quotidiani, lavorato per Euronews.

Spesso si parla di lui per il suo essere megafono di un certo tipo di pancia del Paese, per le sue opinioni, per il suo amore per il calcio; per i flirt e per la sua recente battaglia contro il totalitarismo vegano che ha raccontato in un libro – I Fasciovegani (La Nave di Teseo) – e difeso brandendo salami e selfandosi con delle teste d’agnello mentre gruppi di animalisti provavano un paio di scalcagnati blitz nella sede di Radio24.

Giuseppe Cruciani è di fretta, ma dopotutto il mattino è fondamentale per organizzare tempi e spazi di quello che dal 2006, dal lunedì al venerdì, alle 18.30, va in onda su Radio24: La Zanzara, il programma che conduce con David Parenzo e che ormai fa parte dei fondamentali della cultura radiofonica di questo Paese. La Zanzara piace e mica solo ai tassisti. Ci sono insospettabili che non ne perdono una puntata.

Non importano le idee politiche, un certo snobismo, a quanti girotondi abbiano partecipato, a quali petizioni abbiano aderito su Change.org. E non importa che il tenore delle conversazioni sia spesso sguaiato, che si scavi nel torbido fino a trovare l’opinione fulminante.

È lì che serve infilare il termometro. Il problema, conferma Cruciani, è che è sempre più complesso. “Serve trovare sempre nuove idee. C’è molta più concorrenza rispetto a qualche anno fa, ci sono tentativi di imitazione e tutto questo comporta uno stress notevole”. Il problema è che adesso, per strada, sui social, in tv, sembra quasi di stare in un Truman show “zanzaroso”.

È tutta colpa de La Zanzara?
Non credo di avere avuto questa influenza. Il mio compagno di avventure David Parenzo è invece convinto di avere anticipato e veicolato la protesta, lo sfascio totale della politica precedente. Al contrario io non mi sono mai dato questa importanza, non se la dovrebbe dare nessuno. 

 

giuseppe cruciani intervista
Giuseppe Cruciani © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

In un certo senso hai legittimato un certo tipo di comunicazione. Spararla grossa ormai è normale
In realtà spararla grossa è anche dire soltanto “Secondo me quella trasmissione fa schifo”, oppure “Per me quello è un delinquente”. La differenza è lasciarlo dire o chiedere cosa significa. Nel mio programma la richiesta di una maggiore argomentazione c’è sempre. Una persona tranchant tendenzialmente non ti fa un ragionamento complesso su persone e fatti, ma a me interessa sviscerare certi discorsi.

Ma sapere cosa pensa quello che aspetta la metro con te non è stancante? Già i social lo fanno ed è una fatica
Per certi versi una parte del programma è dedicata alla resa in audio delle baruffe che avvengono nei social o dei giudizi in due righe che si danno su Facebook o su Twitter. È stata la forza – per certi versi rivoluzionaria – di questa trasmissione. Non ci sono molte trasmissioni in cui delle persone comuni sono diventate opinionisti come è successo ne La Zanzara.

 

Una quindicina di persone si alternano e intervengono, come fossero degli editorialisti. Mauro da Mantova, Donato da Varese, personaggi bizzarri che chiamano per dire quello che pensano.

 

Questo gruppo d’assalto, questo brat pack, è spesso molto aggressivo, sboccato, esagerato, incazzato, violento verbalmente. Ma sono diventati un elemento, uno dei tanti, di questa trasmissione.

Per molti La Zanzara è essenzialmente questo
Il problema de La Zanzara è il turpiloquio. Ci sono una serie di parolacce che risuonano durante la trasmissione e per alcuni questo vale la definizione “trasmissione delle parolacce”. Ci faccio i conti ma la trovo riduttiva, perché dietro c’è un lavoro pazzesco. C’è intrattenimento, discussione, si mescola l’alto e il basso. Giovanardi parla di Cucchi, Edward Luttwak dell’Italia, un filosofo parla di cazzate. Poi c’è la fidanzata di Fusaro che parla del loro matrimonio, una pornostar della tecnica dello squirting. Ne La Zanzara ci sono tante cose, ed è difficile tenere insieme tutto, soprattutto la disparità tra alto e basso. Ciò che è considerato alto solitamente rifiuta il basso, mentre il basso vuole accogliere l’alto, gli piace coinvolgerlo. 

 

giuseppe cruciani intervista
Giuseppe Cruciani © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

È ancora così? Il basso ha ancora bisogno di legittimazione?
Sì, il basso tende ancora a essere nobilitato dalla presenza dell’alto, così come l’alto tuttora schifa il basso. Molti mi dicono “Non voglio intervenire in una trasmissione in cui dopo il mio intervento c’è uno che parla di quando fa sesso con la sua ragazza”. È comprensibile, ma allo stesso tempo io apprezzo le persone libere che non si preoccupano di tutto questo e invece amano una discussione franca ma meno tradizionale.

Cos’è il basso quindi?
Il basso è la persona qualunque. Ma lo è anche tutto il mondo del porno, ad esempio, che viene tuttora considerato un mondo di serie b. Parlare con loro della politica italiana, di quello che pensano, lo è. Il basso è fatto di persone che la sparano grossa, come dicevamo prima. Nonostante questo esistono persone “alte” che utilizzano lo stesso linguaggio delle persone qualunque.

 

Oggi tutto questo si trova anche nella politica
I protagonisti del circo hanno preso il potere, dici? Per certi versi sì.

 

Ma soprattutto chi fa politica ha fatto proprio questo linguaggio
In realtà i grillini da quando sono al potere il vaffanculo non lo utilizzano più, hanno ancora un atteggiamento tagliato con l’accetta ma stanno cercando di istituzionalizzarsi. La ribellione grillina di un tempo è sparita. Nella base c’è un’incazzatura di fondo magari contro il Pd, contro i ladri che hanno distrutto il Paese. Noi abbiamo accolto per diversi anni chi chiamava ed esprimeva questa opinione, tanto da essere stati accusati di essere un veicolo per il grilloleghismo. 

Gli hashtag, i meme, le fake news, i troll. Ha ancora senso provocare?
Questo è un problema. La stessa discussione si è aperta già qualche anno fa in America. I cosiddetti shock joke radiofonici non hanno più lo stesso impatto di prima. Un po’ perché Trump fa da sé, un po’ perché con internet ormai per stupire qualcuno dovresti ammazzarti in diretta.

Come la vivi?
È una cosa che ho bene in testa e cerco di mantenerne il controllo. Il problema è che questo tipo di comunicazione fa parte di me, non è una mia bizza. Per altri è facile chiudere una cosa e iniziarne un’altra. Non è come recitare un altro copione, perché quel copione fa parte di me. Non ho mai fatto qualcosa perché ci ho pensato a tavolino, anzi spesso mi sono stupito dell’effetto finale.

 

giuseppe cruciani intervista
Giuseppe Cruciani © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Cosa vuol dire provocare?
Non è una cosa che fai scientificamente. La fai perché credi in quello che dici. Ad esempio tutte le provocazioni che ho fatto sui vegani non nascono dalla necessità di fare spettacolo, come molti pensano. Nascono dalla convinzione personale che quella fosse una battaglia per la libertà. Poi ognuno ha i suoi metodi, io ho una trasmissione radio e un linguaggio particolare – qualcuno dice aggressivo, io lo definisco franco e onesto. La mia provocazione non è mai fine a se stessa, si basa su idee, anche se qualcuno può considerarle strampalate.

Complice lo scenario attuale, il rischio è avvitarsi
Questo è un elemento, certamente. Come in tutte le cose c’è il rischio che se non continui a fare quello che hai sempre fatto perdi una parte del tuo pubblico. Poi serve sempre vedere come, se ci credi ancora.

 

Puoi fingere per un po’, ma alla lunga se non sei più convinto di quello che fai il palco non regge, perlomeno io non sono capace di farlo e forse è un limite. Di fondo io sono esattamente come sono in radio.

 

Mi sembri abbastanza calmo
Certo, le restanti 22 ore non posso tenere il ritmo della trasmissione radiofonica, ma io sono quello lì. 

È difficile tenere testa a un provocatore come il nostro ministro degli Interni nonché vicepremier Matteo Salvini. Dirette Facebook, emoji, foto di piatti, selfie, saluti ai rosiconi, bacioni
La trovo una cosa meravigliosa.

Meravigliosa
La trovo un modello comunicativo moderno e, finché regge, vincente. Continua a fare quasi tutte le cose che faceva prima. Twitta, fa le dirette Instagram, va a Radio Padania. Ogni occasione è buona per dire la sua su ogni fatto di cronaca, montandolo così a proprio piacimento. È uno stile di comunicazione estraneo alle istituzioni, ma in realtà è estremamente attuale. Salvini ruspa era prima e ruspa è adesso. Io non do giudizi, ma chi critica il suo approccio alla comunicazione sembra un bacucco, fermo all’età della pietra. 

 

giuseppe cruciani intervista
Giuseppe Cruciani © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

In realtà tendiamo a giustificare chi lo stesso mezzo lo usa per dire cose con cui ci sentiamo d’accordo, mentre inorridiamo nel caso opposto
Infatti è più o meno lo stesso metodo che utilizzava Renzi. Semplicemente siamo andati avanti. Ormai se ci fai caso siamo quasi al culto della personalità; con Renzi non è accaduto perché nonostante tutto lui conserva ancora quella visione classica delle istituzioni. Per Salvini invece si può fare la diretta Facebook dal Viminale. Vediamo quanto dura.

Renzi è durato poco
Gli italiani lo hanno punito perché a un certo punto hanno visto che non ritornava nulla delle cose che diceva.

 

Se non tornerà nulla delle cose che dice Salvini, allora gli italiani lo puniranno come hanno già fatto. Non basta la diretta Facebook per avere consenso, non basta scrivere venti tweet al giorno per essere vincenti.

 

Cosa serve allora?
Serve che le persone abbiano fiducia in te, bisogna che ti vedano come una persona che può risolvere alcune cose. Poi che tu sappia risolverle davvero o meno è un altro discorso, ma è su quello che si paga il conto. Serve che gli italiani – o meglio, una parte di loro – percepiscano che la loro vita è cambiata, anche solo di poco.

Non credo che il disamore nei confronti di Renzi sia stato così correlato al risultato
L’amore tra gli italiani e Renzi è finito per mille motivi, anche caratteriali. Gli italiani devono percepire che una persona arrogante porta qualcosa di concreto. Se poi cominciano a vedere che dietro questa arroganza non ci sono risultati, allora il consenso diminuisce molto rapidamente. Renzi sembrava voler diventare il dittatore d’Italia, lo stesso percorso che in realtà sembra spettare a Salvini. Anche qui però bisogna mettersi d’accordo: se questo viene visto come un pericolo allora non si capisce perché sono così tanti i convinti che gli italiani amino avere l’uomo forte al comando.

Dopotutto anche Berlusconi ha promesso per vent’anni che le tasse sarebbero diminuite
Lì c’era sempre la speranza che lo facesse per davvero. Il dare speranza dilata il tempo ma non lo rende comunque infinito. Infatti a un certo punto il consenso è diminuito anche nei confronti di Berlusconi. 

 

giuseppe cruciani intervista
Giuseppe Cruciani © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

A proposito di consenso, parliamo di molestie
L’uomo ci prova, seduce. Non credo che questo si possa eliminare dai rapporti umani. In più l’uomo ha una carica sessuale maggiore della donna. Sennò non si spiegherebbe perché la maggior parte dei violentatori siano maschi. Ma questo non vuol dire nulla e non autorizza nessuno a mettere le mani addosso senza ricevere il consenso altrui. Però una società basata sul consenso continuo crea degli equivoci pazzeschi. Provarci con una persona con cui stai uscendo non è molestia. In quel caso una certa insistenza non è molestia. Io non lo faccio mai, ma chi lo fa non è un molestatore. Per me un no è un no, non vale la pena scalfirlo, ma capisco chi cerca di ribaltare quel no.

 

E cosa ne pensi del movimento #metoo, che proprio in questi giorni compie un anno?
Aborro qualsiasi costrizione e violenza fatta nei confronti di una donna, di qualsiasi natura si tratti. Lo trovo orribile. La cosa che non sopporto sono le persone che non denunciano o che denunciano le cose dieci anni dopo.

 

Perché? Grazie a queste denunce si è potuto parlare di un fenomeno appunto orribile
Penso sia un’offesa nei confronti delle donne che non hanno fatto certe cose e che magari hanno visto la loro carriera disturbata o interrotta per non aver compiaciuto il produttore o il regista di turno. Un’offesa soprattutto per quella che deve essere assunta come lavapiatti che può essere in difficoltà a scegliere se cedere oppure no, per una questione di oggettiva necessità. 

Anche loro grazie al #metoo saranno più libere
Quando c’entrano vip, persone che hanno i soldi, la dinamica è diversa. Vai a finire sui giornali e per non rischiare scegli di pagare anche senza avere fatto nulla. Per me le persone da proteggere sono le persone più deboli, soprattuto quelle che si rifiutano di cedere, che magari denunciano e per questo rimangono penalizzate. 

E Asia Argento?
Trovo ridicolo che una persona denunci vent’anni dopo una cosa accaduta vent’anni prima.

 

giuseppe cruciani intervista
Giuseppe Cruciani © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Sono state in tante a farlo
Saranno pure tante ma vent’anni dopo lo trovo ridicolo. Anzi, ci trovo una forte dose di colpevolezza, dato che non denunciando hanno permesso a quella persona di continuare a fare quello che hanno subito loro. Il mondo di Hollywood è colpevole di avere permesso a Weinstein di fare quello che pare facesse per anni, e solo perché nessuno ha mai avuto il coraggio di dire ciò che accadeva.

Quindi Asia ha fatto bene, almeno adesso verrà punito
Mi dispiace, ma non mi sembra il simbolo migliore delle donne molestate. Lei ha anche continuato per lungo tempo ad avere un rapporto con lui. Sono dell’idea che una molestata non voglia avere nessun rapporto con il suo molestatore, tranne in una situazione di soggezione totale, ma non mi sembra che sia questa la situazione. 

E di quello che pare essere accaduto con Jimmy Bennett?
A quanto pare lei ha pagato, ma come spesso succede è difficile mantenere questo tipo di accordi. Il racconto che ha fatto del suo stupro a Non è l’arena di Giletti mi sembra surreale. Un ragazzo che ha vent’anni meno di lei la stupra, lei rimane immobile a letto e poco dopo si fotografa con lui. Può anche essere vero, ma mi sembra un racconto suggerito dagli avvocati che quindi non appartiene al mondo della realtà.

Ti faccio un’ultima domanda, una di quelle rapide da chiusura di intervista, di quelle che servono nei cartacei a far leggere gli articoli. Cosa ti fa ridere?
Boh, Crozza alcune volte. Non lo so, non farmi queste domande da Marzullo. Mi fa ridere qualche comico, qualche persona che interviene alla radio. In realtà non c’è una tipologia di cose che mi fanno ridere.

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Luz