Italia carogna

Italia carogna

L’Italia del razzismo, la crisi della sinistra, gli attacchi sui social e le telefonate a Salvini. Abbiamo incontrato Gad Lerner

Da Firenze a Macerata, passando per l’uovo in faccia a Daisy Osakue, i colpi di fucile che hanno ucciso Soumayla Sacko in Calabria e la bambina rom colpita a Roma da un proiettile esploso “per sbaglio” da un terrazzo. Gli ultimi mesi sono stati un continuo susseguirsi di notizie di cronaca con al centro atti di violenza, verbale o fisica, nei confronti della popolazione straniera.

Casi di razzismo, confermati o talvolta smentiti, che hanno comunque acceso i riflettori su un problema quanto mai cruciale: la convivenza con l’Altro. In questo scenario il dibattito politico, invece di raffreddare il clima già di per sé incandescente, ha scelto, con Matteo Salvini a capeggiare il gruppo, di inasprire ulteriormente i toni, cavalcando le paure degli italiani.

Le stesse paure che Gad Lerner, giornalista classe 1954, ha sempre cercato di indagare nelle sue inchieste e nelle sue trasmissioni televisive: dal lontano 1991 dove con Profondo Nord mandava in onda un giovane Umberto Bossi, al 2018 dove con La difesa della razza, in onda su Rai3, è andato a caccia dei fantasmi del razzismo che popolano la nostra penisola.

Durante l’ultimo Festival di Internazionale hai parlato di “razzismo istituzionale”. Si può parlare oggi di razzismo istituzionale in Italia?
Si può discutere eventualmente l’uso della parola razzismo, che può essere sostituita da altre, ma non c’è dubbio che in diverse legislazioni, anche di Paesi democratici, esistano delle normative e delle leggi discriminatorie. Questo avviene anche in Paesi in cui non c’è l’offensiva anti-immigrati o la propaganda di ostilità xenofoba che c’è nel nostro Paese.

Non sono razzista ma…”: nessuno in Italia si definisce razzista. È così o nessuno ha il coraggio di ammetterlo?
Io sono convinto che il razzismo in Italia ci sia e che ci sia una singolare contraddizione da parte di chi, da una parte nega qualsiasi ideologia razzista – il che è probabilmente vero in termini teorici, solo sparute minoranze di fanatici teorizzano ancora la superiorità di una determinata etnia sulle altre – per poi accusare gli altri di essere razzisti contro gli italiani. Contro gli italiani si eserciterebbe una forma di razzismo che consiste nel fatto di prestare attenzione eccessiva ai diritti delle minoranze. Questo è uno dei tanti paradossi.

 

Gad Lerner intervista
Gad Lerner © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Nel discorso pubblico è forte l’immaginario dell’immigrato come minaccia, dell’immigrazione come fenomeno dannoso da cui difendersi. Come pensi che si possa ribaltare questa prospettiva?
Credo che ci vorrà molto tempo, perché questa campagna di rovesciamento della realtà, per cui se sparano su gente di colore a casaccio a Macerata dall’indomani si discute del fatto che a Macerata ci sono troppe persone di colore e non si discute del fatto che c’è una violenza verbale che si è trasformata in violenza armata e fisica. Questo rovesciamento per cui chi presta soccorso in mare ai migranti sarebbe responsabile di complicità con gli scafisti, dopo che il blocco dell’immigrazione regolare ha consentito che questi criminali prendessero il monopolio sulle rotte del Mediterraneo.

 

Il rovesciamento della realtà per cui se un paese si ripopola e ritrova energia vitale come è successo a Riace, in mezzo a una situazione di degrado provocato dalla criminalità organizzata, il criminale è il sindaco che ha fatto questo e deve essere allontanato da quel paese.

 

Insomma non siamo a buon punto
Io credo che ci vorrà molto tempo.  Ci vorrà anche molta intransigenza culturale nell’affermare che “prima gli italiani” è una truffa, che quando tu togli diritti, riduci a una condizione servile gli stranieri, ti puoi aspettare che gli italiani più poveri e più deboli seguiranno lo stesso destino. Oggi affermare che chi paga le tasse, chi versa i contributi, chi risiede in questo Paese deve avere pari diritti a prescindere dalla sua nazionalità, può sembrare un’utopia, può sembrare un’idea puramente ingenua, ma secondo me è il punto sul quale assestarsi.

Qualcuno direbbe un’idea “buonista”
Io dico “cattivi” invece, non uso distorsioni degli aggettivi e delle parole, che sono tra l’altro in continuità con quelle adoperate 80 anni fa dal regime fascista, che accusava di “pietismo” i  funzionari che non applicavano con zelo le leggi razziali. Invece oggi credo che ci sia in giro molta cattiveria, che non è un giudizio moralistico, perché ce l’ho anch’io.

 

Anch’io provo fastidio davanti al mendicante nigeriano che mi ferma davanti a tutti i supermercati o i bar che frequento; anch’io ho dei moti di rigetto, ma il problema è che questi sentimenti cattivi, che sono dentro ciascuno di noi, in Italia hanno avuto una legittimazione dall’alto, hanno avuto una propaganda mediatica scatenata, e quindi hanno rotto gli argini.

 

Voi giornalisti, intesi come categoria, che responsabilità avete rispetto a questo scenario?
Io seguo dal suo nascere il movimento leghista, e ne ho visti diversi di camaleontici cambiamenti di pelle: da quando era un movimento fondamentalmente nordista, antimeridionale, fino a ora che si è ridefinito patriottico-nazionalista contro gli stranieri. In tutte le diverse fasi c’era già dentro una pulsione di disprezzo e discriminazione palese, nei confronti delle quali c’è stata l’indulgenza divertita di chi le considerava solo grossolane provocazioni, che anzi facevano colore, e come tali buone da condire i nostri spettacoli mediatici. Io non ho mai pensato che fosse così, li ho sempre presi maledettamente sul serio e credo che abbiamo percorso una china nella quale la complicità del sistema mediatico è stata decisiva.

 

Gad Lerner intervista
Gad Lerner © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Prima parlavi di Mimmo Lucano: cosa rappresenta la vicenda Riace per il nostro Paese?
È un punto di non ritorno. Sicuramente da segnalare lo straordinario silenzio dell’ex ministro dell’Interno Minniti che aveva avviato le indagini su Riace. Non ha detto una sillaba. Credo ci sia del disagio e dell’imbarazzo. È evidente che dalla magistratura, in sintonia con lo spirito dei tempi, del nuovo conformismo dominante, è arrivato un messaggio potentissimo a chiunque in Italia pratichi accoglienza e integrazione.

Ci sono alternative al modello Riace?
L’alternativa è evidente: a 80 chilometri da Riace, dove all’incirca 150/200 immigrati vivono quella situazione di accoglienza diffusa, c’è il Cara di Isola Capo Rizzuto, vicino a Crotone, che è uno dei più grandi d’Europa. L’anno scorso la magistratura ha trovato che chi lo gestiva rubava milioni, dava da mangiare a questi immigrati cibo per i maiali e in tutto questo la cosca della ‘ndrangheta degli Arena si è pure arricchita. Sono stati fatti degli arresti, ma a nessuno è mai passato per l’anticamera del cervello di allontanare i migranti da quel posto, perché lì sono rinchiusi. Quindi la logica è che se sono rinchiusi non c’è problema, anche se sono persone che hanno titolo di avere la libertà personale, anche se si ruba, anche se gli dai da mangiare il cibo dei maiali.

Da Minniti a Salvini: che idea ti sei fatto del nuovo ministro dell’Interno dopo questi primi mesi di governo?
Salvini impersona un progetto di gerarchia, di autorità, di uomo forte che una volta avremmo chiamato fascistizzazione dello Stato, superamento della divisione dei poteri. È un progetto egemonico che si avvale della timidezza altrui, come abbiamo già detto della grande corrività e complicità dei mass media, che ne hanno tratto vantaggio, si sono gonfiati di ascolti, gonfiando l’ego di Salvini, il quale probabilmente non se l’aspettava di avere tutto questo enorme spazio, ma se l’è preso alla grande.

 

Salvini si presenta come il capo dell’Italia, vorrebbe essere un nuovo “ducetto”, ma non ha la biografia e nemmeno la statura culturale di Benito Mussolini. È un uomo creato dalle circostanze, riempito dal vuoto politico altrui.

 

Ormai ti cita spesso nelle sue dirette Facebook
Ci conosciamo da molti anni perché Salvini ha avuto sempre uno spasmodico desiderio di andare in televisione. Quando non trovavamo nelle mie trasmissioni un leghista di rango superiore sapevamo sempre di poter contare su Salvini anche chiamandolo mezz’ora prima (ride, ndr).

Vabbè dai quindi dovrebbe ringraziarti
Un po’ mi deve ringraziare, sì sì. Mi conosce bene, come io conosco bene lui.

 

Gad Lerner intervista
Gad Lerner © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Passiamo all’altro fronte: come si deve praticare l’antirazzismo oggi in Italia?
Bisogna dare un nome, un volto e una storia a ciascuno. Uscire da questa idea della massa indistinta che, come tale, è automaticamente minacciosa. Poi bisogna avere fiducia nella scuola, che è un potentissimo fattore di integrazione e che già oggi sta funzionando a dispetto di tutti i propagandisti dell’odio e della discriminazione. Credo che tutto questo vada fatto con pacatezza, contando su un tessuto di volontariato e di professionisti – gli insegnanti, i medici, gli avvocati, gli operatori – tutto questo è un tessuto molto silenzioso, molto più largo di quanto non si creda.

Un nome per far ripartire la sinistra?
Credo che il nome verrà fuori da questo tessuto: i nuovi sindacalisti dei nuovi lavori, tutto il lavoro nella cooperazione, il volontariato dell’accoglienza. Direi che un giovane che voglia ribellarsi all’ingiustizia sociale oggi in Italia ha queste strade, molto più interessanti che non iscriversi a un partito politico. Da lì vedrete che verranno fuori nuovi personaggi.

Negli ultimi mesi sta circolando il nome di Aboubakar Soumahoro, il sindacalista che si è esposto pubblicamente in difesa dei braccianti africani in Calabria dopo l’omicidio di Soumayla Sacko
C’è un’ansia di dargli un volto, un nome e un cognome da parte dei mass media, per cui adesso si sono inventati Aboubakar Soumahoro, come se fosse… Mosè. Siccome gli sono amico lo metto sempre in guardia, perché con la stessa disinvoltura con cui finisci sulla copertina dei giornali vieni anche bruciato.

Spulciando i tuoi account Facebook e Twitter ho visto che sei molto attivo: che atteggiamento hai rispetto a quello che vedi sui social?
Guarda, io mi sono ritrovato in eredità dal lavoro televisivo dei talk questi cosiddetti followers, che sono mi pare 370 mila e rotti su Twitter e 190 mila su Facebook, i quali mi costringono anche a misurarmi sul terreno di questa comunicazione più emozionale e reattiva. Lo trovo un esperimento interessante.

 

Credo che se uno si rinchiude nell’universo dei social si fa un’idea completamente distorta della realtà; ad esempio io so per certo che ad ogni mia affermazione compariranno, più o meno organizzati, anzi molto organizzati – non sono spontanei – quelli che mi daranno del radical chic, che mi attaccheranno per la storia del Rolex.

 

Si sono inventati che ho una casa a Portofino, mi hanno messo praticamente residente a Capalbio, un posto dove sono stato pochissime volte in vita mia. Ma non bisogna farsi spaventare da queste idiozie.

Quindi dici che sono flussi di attacchi e commenti organizzati?
Sono sicuramente orchestrati, si propongono come rappresentativi del popolo ma questa è una barzelletta.

Be’ basta pensare come è cambiata la reputazione di Saviano nel giro di qualche anno
Certo, ma bisogna saper stare in minoranza in questi casi. Io apprezzo il fatto che Saviano, al quale attribuiscono un attico a Manhattan e chissà quali privilegi, continui per la sua strada. Poi mi chiedo perché nessuno va mai a vedere qual è il reddito di Beppe Grillo, quante case ha e quanto si fa pagare per gli spettacoli. Qualcuno si è mai chiesto quanto costa una giornata di Salvini? Io ho visto in azione l’apparato di scorte e sicurezza che lo accompagnano e lo guidano ovunque, i cambi d’abito quotidiani che si è organizzato e quant’altro.

 

Gad Lerner intervista
Gad Lerner © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Quindi dici che per la sinistra dobbiamo aspettare un po’
Sì, gli fa bene un po’ di opposizione. Quelli che sono lì che aspettano il capitombolo dell’alleanza 5 Stelle e Lega, che prima loro stessi avevano auspicato irresponsabilmente, pensando “Tra poco tocca di nuovo a noi”, secondo me si sbagliano, ma nemmeno me lo auguro.

 

Io penso che se ci fosse una crisi di questo governo se ne uscirebbe ancora più a destra, non certo con un ritorno di questa classe dirigente del centrosinistra.

 

Una classe dirigente che ormai è consumata, parlo anche per me. Non credo che possa rappresentare una riscossa, né tantomeno riallacciare un rapporto con le classi popolari e subalterne con cui ha reciso completamente i suoi legami.

Per un po’ andremo avanti con la pancia e con l’uomo forte: che Italia ti immagini fra dieci anni?
Bah… Io spero che duri meno…

Forse te l’ho fatta troppo lunga: facciamo cinque
Dipende tutto dalla tenuta o meno dell’architettura dell’Unione europea. Io credo che siamo a un bivio drammatico: o si fanno gli Stati Uniti d’Europa o si spacca tutto. Temo che non ci siano molte vie di mezzo. Se si spacca tutto questa Italietta cattiva, carogna e reazionaria può durare a lungo.

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Luz