I nuovi poteri forti

I nuovi poteri forti

Google, Apple, Facebook e Amazon pensano, scelgono e decidono per noi: un saggio di Franklin Foer racconta un futuro privo di autonomia e libero pensiero

Franklin Foer, giornalista e saggista americano classe 1974, collaboratore di The Atlantic ed ex direttore del settimanale liberal The New Republic: in Italia capita di leggere qualche suo intervento su Internazionale.

Intellettuale e polemista, con World without mind – questo il titolo originale de I nuovi poteri forti – Come Google, Apple, Facebook e Amazon pensano per noi, da poco in libreria per Longanesi – Foer ha mostrato il lato oscuro dei colossi tech, e i rischi che corriamo ad affidarci completamente a loro.

Ammesso che non sia già troppo tardi.

Google, Apple, Facebook e Amazon: perché il sostanziale monopolio di questi giganti è più pericoloso dei monopoli del passato?
Non ci sono precedenti in termini di pervasività e profondità. Google, Apple, Facebook e Amazon sono una rappresentazione perfetta del monopolio. La forza di una società “tradizionale”, per esempio un colosso energetico, non è nulla rispetto alle possibilità che queste società hanno di dar forma a quello che sarà la specie futura. A quella che sarà l’idea stessa dell’essere umano.

Gli OTT fanno leva su un’ideologia seducente
Se tu prendi per esempio una società petrolifera, in genere non ha tutta quella cura nel venderti degli ideali, no? Mentre i colossi del tech sono molto attenti a dirti che hanno delle aspirazioni importanti, che vogliono arrivare fino a un certo punto, che difendono l’individualità, il pluralismo. E la gente tende ad acquistare il pacchetto così come viene proposto, acriticamente. 

Qual è il pericolo più grande che corriamo?
Se ci arrendiamo a questo tipo di controllo è come se affidassimo la nostra vita a qualcun altro. Del resto però, non è semplicemente un problema di algoritmi: noi regaliamo la nostra vita e la stiamo soprattutto facendo controllare dalle società che gestiscono gli algoritmi.

 

Questo significa dare loro la possibilità di scegliere per noi, e non è detto che scelgano sempre bene, spesso scelgono male.

 

Occorre riappropriarci del senso e del controllo, e anche della possibilità di riavere il nostro libero arbitrio. Non sono problemi banali in un’era come questa. 

Parte del libro racconta la tua vicenda alla direzione di The New Republic: pensi che i valori del giornalismo siano inconciliabili con i valori di Facebook?
Facebook si considera una media company, ma non sostiene nessuno dei valori del giornalismo tradizionale. A Facebook sono occupati a dar forma a un processo che come scopo ultimo ha quello di tenere gli utenti legati a Facebook il più possibile generando una dipendenza. Lo fanno a scapito della verità e a scapito di quel che dovremmo tutti fare: rendere il mondo un posto migliore rispetto a come l’abbiamo trovato.

 

franklin foer intervista
Franklin Foer © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Ritieni che i social media abbiano danneggiato la qualità dei contenuti?
Il giornalismo ormai è influenzato da Facebook, nel senso che più traffico si genera, più Facebook è contento, no? Non si ha più scelta. Si segue l’abbrivio di Facebook per cui si cerca di generare contenuti che siano “top” istantaneamente, condivisi, virali. Questo presuppone un concetto di popolarità totalmente diverso rispetto a quello cui eravamo abituati, ed è una tentazione cui è difficile resistere, per editori e giornalisti.

I social media, Facebook soprattutto, sembrano ormai un ecosistema dove la verità non ha più senso: sei d’accordo?
Certamente, sono d’accordo. Diciamo che Facebook è una macchina costruita con estrema cura per impedirci di fare una distinzione netta tra ciò che è vero e ciò che è inventato.

 

Qual è il risultato finale?
Il risultato – oltre alla creazione di una forma di dipendenza nei propri utenti, indeboliti intellettualmente – è una generazione di persone che ascolta solo quello che vuole ascoltare, e ha bisogno di una serie di notizie che vanno a confermare i propri orientamenti. È un sistema sfruttabilissimo da parte dei demagoghi. 

 

È possibile cambiare il sistema Facebook dall’interno oppure solo sloggandoci?
L’unico modo è farsi coraggio e sloggarsi, mollarlo, è l’unica soluzione. Il giornalismo e i giornalisti sono ormai assuefatti a Facebook, sono diventati tossicodipendenti da un social media. Io ho fatto log out, ma non è semplice lasciare.

La democrazia può sopravvivere a Facebook?
Bisogna prima domare Facebook, ma certo che la democrazia sopravviverà a Facebook.

Ti piace com’è diventato Internet?
È difficile rispondere perché in questo momento siamo circondati da internet. Internet è dappertutto. È difficile rispondere anche perché questo è un momento in cui collettivamente abbiamo la sensazione che internet sia diventato un luogo tossico.

 

franklin foer intervista
Franklin Foer © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Chi potrebbe “sistemare” internet?
A volte pensiamo tutti che sia necessario fare un po’ di pulizia dentro internet, no? Però questo ci espone a un grandissimo pericolo: chi lo farà? A chi dare la responsabilità – che è una grandissima responsabilità – di fare ordine negli spazi pubblici del web, quegli spazi pubblici dove ci si esprime? Siamo davvero sicuri che vogliamo assegnare questo compito alle aziende e quindi dare loro la possibilità di governare anche la nostra libertà di parola?

Peggio ancora, dare questa possibilità ai governi
Io non sono né per l’una né per l’altra delle soluzioni, abbiamo però un bisogno che è quello di riformare la struttura dello spazio pubblico in cui ci si esprime. Allo stesso modo non possiamo permettere che esistano poteri che possano controllare il nostro libero arbitrio e la nostra libertà di espressione. Sul chi lo debba fare, staremo a vedere.

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Luz