C’è posta per me

C’è posta per me

Da Calvino a Enzo Biagi e Oreste del Buono: in oltre mezzo secolo di carriera Maria Venturi ha diretto “Novella 2000”, “Anna”, inventato “Incantesimo”, scritto best seller. E risposto ai problemi di cuore di migliaia di lettrici

Maria Venturi, Firenze, 1° agosto 1933: giornalista, scrittrice, autrice tv, decana della “posta del cuore” che in sostanza ha inventato. Tuttora è la più amata consigliera sentimentale da generazioni di lettrici e lettori, cui da tempo dispensa avveduti suggerimenti dalle colonne del settimanale Oggi.

Direttrice di settimanali quando i settimanali vendevano davvero, è passata dalle pagine di Novella negli anni ’60 all’edonismo in amministrazione controllata degli ’80 su Anna, fino al soggetto di Incantesimo nei ’90 e a decine di romanzi spalmati sugli ultimi 30 anni. L’ultimo, Tanto cielo per niente, per HarperCollins.

Maria Venturi però oggi è una donna soprattutto saggia. Come mai? Tra le altre cose perché ha capito uno dei segreti per una relazione duratura: non sposarsi pressoché mai. E se proprio si deve, sposarsi dopo minimo 35 anni di convivenza, possibilmente vissuti in case separate.

Una carriera lunga 60 anni con un anno di svolta, il 1958: con una madre preside e una sorella professoressa Maria potrebbe scegliere la carriera accademica. Invece manda a Italo Calvino le bozze del suo romanzo. Nel giro di tre mesi arriva la risposta: “Leggendo ho provato veramente un’emozione: la invito a proseguire, lei ha del talento”. Proseguirà.   

Maria Venturi: ma quindi com’era andata con Calvino?
Arrivata all’ottantesima cartella del libro ho detto “Mah, e se sto facendo tutto questo lavoro per niente?”. Allora mi sono armata di coraggio e gli scritto, all’Einaudi: “Senta, io ho il bisogno di scrivere: mi dica lei, vale la pena che io prosegua o mi conviene insegnare e fare la mamma?”. Dopo due mesi mi arriva la sua lettera, la sto cercando ancora: sono disordinata, perdo tutto. 

Poi però sei partita da Novella: che era un bel po’ diversa dalla Novella 2000 di oggi
Già a fine anni ’50 scrivevo dei racconti per Novella. Era un giornale di racconti togatissimi, ci scriveva Moravia, era un giornale di letteratura. Col tempo Novella poi ha cominciato a pubblicare la Peverelli, Liala, Brunella Gasperini, insomma, ha virato un po’ sul rosa. Io mandavo e mandavo racconti.

 

maria venturi intervista
Maria Venturi © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

A quel punto c’è il primo bivio della tua vita: il giornalismo o l’università
La lettera di Calvino arrivò il primo anno che avrei avuto la cattedra, il posto fisso: mi telefona Carlo Sprea, il direttore di Novella, e mi dice “C’è una redattrice che è andata in maternità: vuoi venire sei mesi a sostituirla?”. Ovviamente rinuncio alla cattedra: io e Sandro Mayer abbiamo iniziato lo stesso giorno. Come impiegati, a borderò: leggevamo i racconti. 

Qualche tempo dopo incontri Enzo Biagi
A Biagi devo tutto. Fai che Novella all’epoca, seconda metà degli anni ’60, era un giornale da chiudere, decotto, non vendeva più. Biagi era diventato direttore editoriale, ma non voleva esordire chiudendo una testata: così decise di stravolgere tutto, cambiando pelle al giornale. Per lavorare in redazione scelse me, Mayer e altri.

 

Anni eroici: che ti ricordi di quel periodo?
Novella 2000 era diventato un giornale di gossip, ma molto civile: ricordo che ogni settimana andavamo a Roma a cercare notizie. Io scrivevo una rubrica per Peppino De Filippo, poi c’era Lietta Tornabuoni, c’erano rubriche anche di alto livello.

 

In pagina c’erano Grace Kelly, Soraya, i reali, Maria Pia di Savoia. Io e Mayer avevamo scoperto il figlio di Claudia Cardinale: l’aveva spacciato per fratello, ma era suo figlio. Anni veramente gloriosi.

E la posta?
Avevo iniziato a farla già su Novella e avevo proseguito su Anna.

Sei diventata direttrice di Anna nel 1979: che mondo era per una donna che faceva carriera?
Non ero sola, c’erano Silvana Giacobini, Grazia Vanni e tante altre: i femminili venivano dati alle donne. La donna era considerata quella che più capiva i sentimenti, era più intrigante nel cercare il gossip, se ne intendeva di moda, era l’angelo del focolare del giornalismo.

Quanta posta ti arrivava ai tempi?
Ogni settimana mi portavano due sacchi pieni. Migliaia di lettere.

Com’era gestire una rubrica in un periodo del genere? Erano gli anni dell’aborto, del divorzio…
Prima che iniziassi, Novella aveva due rubriche di posta: la posta di Candida, che la firmava Brunella Gasperini, e un’altra rubrica di lettere che teneva Giorgio Scerbanenco. Quando Brunella è morta Paolo Occhipinti, il direttore, mi dice “Fai tu la posta della Gasperini”: non ti dico gli insulti. Come all’Oggi quando ho ereditato la posta di Susanna Agnelli.

Perché insulti?
Del genere “Ma chi ti credi di essere”, così via. È stata una lotta corpo a corpo, anche perché la Gasperini era amatissima: è stata una femminista ante litteram, ha affrontato nei suoi romanzi la droga, il divorzio, legittimava l’adulterio. Mia madre mi diceva “A te t’ha rovinato la Gasperini!”. Prendere la sua posta è stata veramente dura.

È stata dura anche ad Anna?
Lì è cominciato il calvario, perché non approvavo assolutamente l’idea che ci fossero i “femminili A” e i “femminili B”. Tieni conto poi che sono diventata direttore nell’epoca di Tassan Din, e la Rizzoli era andata in amministrazione controllata.

 

Anni difficilissimi, non avevamo fotografie: non ce le portavano proprio. Non si potevano pagar fatture: a un certo punto dovevamo fare un servizio di moda e c’era Armani che diceva “Ma ve le pago io!”.

 

Da Anna te ne vai sbattendo la porta
Io volevo fare un giornale pratico, per cui ero in continua rissa con Vallardi e con Lamberto Sechi che invece volevano fare questo giornale alto… finché una mattina mi sono rotta le palle e ho detto basta. Alle 6 del mattino sono arrivata in redazione, ho scritto una lettera, alle 10 l’ho data alla segretaria, le dico “Portala a Vallardi e a Sechi, io me ne vado”.

Altro bivio: a quel punto arriva Oreste del Buono
Al tempo Oreste del Buono era direttore editoriale. Eravamo vicini, fai conto come di qui al palazzo di fronte. Un venerdì gli porto queste mie 60, 70 cartelle. Lui viene lunedì mattina con un sacco di libri: Judith Krantz, Barbara Taylor Bradford, Danielle Steel e mi fa: “Guarda: sentimento, sesso, soldi, salute. Lascia perdere se hai la laurea in lettere, scrivi: che manca questa letteratura dei sentimenti in Italia!”. 

 

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Maria Venturi © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

È andata bene. Con la tua posta hai cercato di dare una mano a lettrici e lettori: tu invece cosa hai imparato?
Ho imparato la fatica che si deve fare per tenere in piedi un matrimonio. E dovrei aprire una parentesi sulla mia vita privata. 

Apriamola
Ho avuto un primo matrimonio giovanile: il tempo di fare due gemelle e poi ho avuto l’annullamento. Dopo ho incontrato il mio marito attuale. Quando l’ho visto ho fatto come Rita Pavone con Teddy Reno: ho pensato “Io quest’uomo me lo voglio sposare”. E devo dire, a proposito di molestie, che l’ho veramente, veramente molestato. Pensa che lui aveva trovato lavoro in Africa, allora io – erano i tempi di Biagi a Novella – proponevo al giornale inchieste tra le donne africane solo per andare in Africa a trovarlo.

 

Quando vi siete sposati?
Dopo 35 anni di convivenza, nel 2005. Abbiamo sempre avuto due case, ci saremo lasciati una trentina di volte, ma lasciati di brutto! Perché non posso tollerare la sciatteria.

 

Uno deve fare un investimento nella coppia. Se tu questo investimento non lo fai, non mi sta bene. E dalle lettrici ho imparato che bisogna fare un po’ di fatica.

Svelaci il segreto per andare avanti
Bisogna mandare giù qualche rospo, bisogna essere tolleranti: stando in guardia a non essere troppo tolleranti. La cosa più orribile nella coppia è la crisi di stanchezza o di rigetto. Queste crisi avvengono perché accumuli, taci, tolleri troppo: è come la pentola a pressione, a un certo punto butti fuori tutto.

Altre lezioni imparate?
Tutte le separazioni o quasi tutte, nascono dal marito che non c’è, è latitante, dal marito che non ti fa più sentire gratificata, che ti tradisce. A monte c’è sempre un uomo assente nella coppia. Ma ci sono anche delle donne un po’ stronze, va detto.

Hai avuto sotto gli occhi mezzo secolo di problemi sentimentali degli italiani: cosa è cambiato?
È cambiato che non esiste più quell’enorme afrodisiaco che è la passione. L’amore impossibile. Una volta c’erano un sacco di tabù, anagrafici, sociali. L’uomo sposato per esempio: diventava una tragedia se tu avevi un figlio da un uomo sposato, l’uomo era costretto a una vita parallela. Guarda la vita di Vittorio De Sica, è esemplare.

Era tutto più complicato, ma forse era lì il bello?
Esisteva questa impossibilità che ti costringeva un po’, ed era un grande afrodisiaco! Magari eri sposata, per un tradimento ti scapricciavi, però alla fine “Da me deve tornare!”. Il matrimonio si custodiva. Adesso non ci sono più regole, tutto è facile. Tu vedi una coppia sposata, dopo 3 mesi si lasciano, lui o lei compaiono con un altro o un’altra. Tutto è permesso, tutto è lecito.

 

Invece che cosa è rimasto identico?
I meccanismi primordiali. La gelosia. Il senso di possesso. La paura. C’è questo senso del possesso dell’uomo che è molto preoccupante.

 

Che cosa non si può perdonare?
Andare con le baby squillo. Dopo i casi di Roma e Torino mi è arrivata una lettera che ha suscitato sfracelli: una moglie che diceva “Io sono stata sei mesi separata da mio marito: quando è stato coinvolto ho scoperto che frequentava una ragazzina di 15 anni. Poi si è pentito, e ho capito che queste quindicenni sono delle vere prostitute, perché dimostrano più anni di quelli che hanno, sanno sedurre: ho capito mio marito”. 

Come hai risposto?
Mi sono indignata. Che abbia 15 anni o 18, moralmente non cambia niente: un uomo di 40 anni, a volte di 50, 60 che è attratto da una ragazzina è un depravato. Queste baby squillo esistono e sono diventate seduttive perché hanno trovato degli uomini che le hanno trasformate in prostitute. Tante cose nella vita puoi perdonare, ma questa mai.

 

maria venturi intervista
Maria Venturi © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Cos’altro hai capito in 50 anni di posta?
Una volta ho intitolato una mia rubrica “Mai sposare uno straniero?”: la redazione mi ha messo il punto interrogativo, io mica l’avevo messo. Uno “straniero” in senso lato, vale anche se io mi innamorassi di te: sei uno straniero, c’è un abisso di età tra di noi, capisci cosa intendo? Se tu provieni da una famiglia snob, da una famiglia ricca e ti innamori del barista o del tuo personal trainer… non può reggere. Io dico sempre: cercate una persona con una compatibilità di difetti. Vuoi il toy boy? Vuoi la botta di vita? Benissimo. Io non disapprovo.

Però dici: meglio non affezionarsi
Dura tre mesi, cinque mesi, anche se ci sono le eccezioni, ma sono casi molto particolari. Se è solo la passionaccia fisica poi finisce. 

Altre verità che hai tirato fuori dalle lettere degli italiani?
Col tempo una grande verità, che è la scoperta dell’acqua calda: tu chiedi consigli per avere una conferma di quello che sai già. Quando mi scrivono vogliono la conferma di quello che hanno deciso.

 

Se tu vuoi lasciare tuo marito, non è perché io ti dico “Stai attenta, pensaci!” che cambi idea: tre minuti ci pensi.

 

A proposito di uomini e potere: questo è anche il periodo di Weinstein e del movimento #MeToo
Io l’ho fatto il femminismo, anche sulle barricate quando si cresceva in edicola: ci siamo battute per l’aborto, per il divorzio. Noi abbiamo vissuto negli anni del femminismo la mistica e il culto della sorellanza. Siamo sorelle, siamo unite. Questo è crollato completamente. Secondo me quello che sta mancando oggi è la vera solidarietà femminile.

L’abbiamo visto con Asia Argento, travolta dai distinguo, dai “se” e dai “ma”
Ogni tanto, ecco, manca il senso della solidarietà. Allora, tutti contro Asia Argento. Anch’io sinceramente ho avuto qualche perplessità, ma ho provato soprattutto pena: se sei sola contro un uomo potente, ti inghiotte. Tra maschi credo ci sia più solidarietà: noi donne se arriviamo al potere tentiamo di fare in maniera diversa e molte donne ci riescono, ma molte poi diventano la caricatura dell’uomo. 

Hai detto: “Gli uomini hanno paura delle donne intelligenti? Solo se sono cretini
È vero.

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Luz