L’antistorico

L’antistorico

Populismi tra tv e web, allarmi al fascismo, politicamente corretto e culto dell’uomo forte: Giordano Bruno Guerri racconta la Storia che non può non ripetersi

Libertario e da tempo ex libertino, storico del ventennio fascista, scrittore con una bella Vita di Malaparte da ricordare, giornalista, tra le altre cose da una decina d’anni Giordano Bruno Guerri è anche la vedova di Gabriele d’Annunzio perché, spiega, “Il Presidente del Vittoriale tradizionalmente è la sua vedova: perché lui, d’Annunzio, ha lasciato come erede il Vittoriale”.

Vedova non in nero ma più spesso in camicia coreana, Guerri vive all’interno del Vittoriale, nel villino – il “casseretto” – che fu di Gian Carlo Maroni, l’architetto che diede forma alle fantasie dannunziane. A capo da circa 10 anni di un complesso architettonico e monumentale con pochi pari al mondo, Guerri ha chiuso il 2017 del Vittoriale a quota 258.555 visitatori, record di sempre.

Intellettuale anomalo e già irrequieto, Guerri sembra a 67 anni aver trovato la sua pace proprio dove l’aveva trovata il Vate: da poco è tornato in stampa, in versione aggiornata, il suo Antistoria degli italiani, pubblicato da La nave di Teseo; 800 pagine circa di Storia d’Italia, da Romolo a Beppe Grillo.  

Giordano Bruno Guerri, come va qui al Vittoriale?
Sono una vedova esemplare, devota, attenta a curare gli interessi del defunto. Che consistono nel valorizzare e illustrare la sua figura e diffondere il bene che ci ha lasciato a piene mani nel mondo. Sta andando molto bene. 

 

giordano bruno guerri intervista
Giordano Bruno Guerri © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

A chi non piace la tua gestione del Vittoriale?
A quelli che vorrebbero che tutto rimanesse com’è. Purtroppo la dannazione dei musei è la frase “l’ho già visto”, che uccide qualunque cosa. Qualcuno mi contesta che io collochi opere d’arte contemporanea nel parco: ma sono opere bellissime, che aumentano l’offerta al visitatore. Opere che io credo piacerebbero a d’Annunzio, che amava gli artisti suoi contemporanei. Opere che il mio successore se vorrà potrà togliere. 

È uscita la versione aggiornata de L’Antistoria degli Italiani: l’hai scritto vent’anni fa. Che Italia era?
Era un’Italia diversa, per quanto non moltissimo. Vent’anni in un periodo storico, per quanto accelerato come questo, non sono tanti: però fatto stesso che l’aggiornamento sia di 200 pagine, dimostra che qualcosa è accaduto.

Facciamo un elenco
Prima di tutto sono accaduti fatti mondiali che ci hanno coinvolto fortemente. Le Torri Gemelle e il terrorismo islamico, la grande crisi economica del 2008, la nascita dell’euro, il diffondersi dei populismi. In realtà i primi tre problemi sono molto studiati e ci coinvolgono solo di sponda. Nell’Antistoria vado ad approfondire invece il problema del populismo: che non è un fenomeno nuovo. Il fascismo fu un fenomeno di populismo, e lo posso ben dire, da storico del fascismo. 

Idem Berlusconi
Berlusconi stesso era un leader populista e ha creato un movimento populista attraverso la televisione.

 

Il Movimento 5 Stelle e la Lega hanno semplicemente usurpato quel populismo avvalendosi del media dominante oggi, cioè la rete.

 

Tutto questo, aggiunto alle cose che abbiamo detto prima, produce la situazione che vediamo in questo periodo. 

Hai chiuso le bozze del libro avvertendo il lettore che ci sarebbero state evoluzioni: ti aspettavi la Lega di Salvini al 30%?
Sulle cifre no, non ci avevo pensato. Ero sicuro che Salvini avrebbe aumentato il consenso perché è un abile politico, e ha a che fare con politici non abili: i suoi colleghi di governo. Ha occupato un ruolo chiave, affronta i problemi che la gente vuole siano affrontati; e quindi era abbastanza prevedibile quello che è successo. È anche abbastanza prevedibile pensare che questo governo non supererà l’anno di vita. 

 

giordano bruno guerri intervista
Giordano Bruno Guerri © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Quanto può durare?
Può andare avanti fino alla Legge Finanziaria, che bisognerà pur fare. Nel frattempo Salvini avrà quasi divorato Forza Italia e Fratelli d’Italia e sarà pronto per nuove elezioni. 

C’è questo allarme di ritorno al fascismo: tu che quel periodo storico lo conosci bene, cosa ne pensi?
Gli allarmi di ritorno al fascismo mi fanno ridere. Li si tira fuori ogni volta che c’è un problema… Il fascismo fu un fenomeno inquadrabile in un periodo storico, con caratteristiche che non sono ripetibili. Ma ce lo vediamo uno in stivali, o anche in giacca e cravatta, che guida il Paese in maniera dittatoriale? Prima di tutto non ce lo permetterebbe l’Europa.

 

Però certo che un ritorno al fascismo è possibile, ma sarà un fascismo che non riconosceremo come tale, sarà su basi telematiche, di controllo, sta già partendo.

 

Temi più la tecnologia del risorgere del fascismo?
Sarà un fascismo economico prima di tutto, ma con nessuna volontà di potenza: la caratteristica del fascismo era la volontà di potenza, qui c’è solo desiderio di lucro. È pericoloso anche quello, ma non si risolve niente evocando piazzale Loreto. 

Poco fa hai parlato di Europa: non è un periodo in cui Bruxelles scalda i cuori
Liberarci dall’Europa adesso che ci siamo ficcati dentro con così tanto entusiasmo, è difficile. E non ti dico che sono diventato filoeuropeista, per niente: anzi, continuo a credere che sia molto pericoloso forzare i popoli a correre.

Perché dici che è una corsa?
È una corsa. Vogliono “fare l’Europa” nel corso di una generazione, ma i popoli non corrono tutti alla stessa velocità. Tutti i grandi dittatori della storia sono caduti perché volevano che il loro popolo corresse e risolvesse tutto nell’ambito della loro vita. So però che uscire dall’Europa adesso sarebbe una rovina. Anche in questo caso non bisogna correre. L’Europa bisogna smontarla pian piano: più piano di quanto c’è voluto a farla. 

 

giordano bruno guerri intervista
Giordano Bruno Guerri © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

A proposito di leader: Renzi è stato l’uomo forte di cui l’Italia si è innamorata, per poi scaricarlo. Adesso c’è Salvini, che prima o poi farà la stessa fine. Però proprio non riusciamo ad affidarci a una persona normale
È il nostro bisogno del salvatore. C’è sempre qualcuno che deve arrivare e risolvere tutto. La nostra fiducia nel nuovo capo è assoluta, poi ovviamente appena il vento cambia “Ti ho voluto tanto bene, ma non hai fatto niente…” e quindi gnam! Ti mordo.

Da Trump a Salvini: perché vincono “i cattivi”?
Perché ci hanno inflitto a tal punto il politicamente corretto, che la gente dice “Finalmente una boccata di cattiveria!”. Non è che si deve essere cafoni, scortesi, come idea è anche giusta: ma il politicamente corretto esasperato al punto che non si può più dire niente è una roba tremenda.

E appena può poi uno si sfoga: di solito alle elezioni
C’è una legge della fisica che è molto chiara: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Così è anche in natura e nell’animo umano. Da un eccesso di correttezza, pum! Arrivati in cima, si va all’opposto. Per cui adesso arriveremo all’eccesso opposto. 

Torneremo verso un’epoca di…
Torneremo indietro. La storia si ripete. È già tutto successo.  

 

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Giordano Bruno Guerri © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

E noi italiani?
Già nel medioevo si delineavano le caratteristiche dei popoli. C’è un paragrafo dell’epoca che cito nel libro, in cui si diceva “I tedeschi sono così, i francesi sono così, gli italiani sono così” e più o meno corrisponde ai giudizi di oggi. I popoli hanno un carattere come gli individui. Noi abbiamo molte cose belle, ma ne abbiamo altre meno belle.

Tra quelle meno belle?
La nostra incapacità di fare uno Stato efficiente. Fare uno Stato significa vivere in comunità, darsi dei capi, darsi delle leggi: in questo non siamo bravi. Si capisce anche perché, gli italiani hanno sempre avuto non due, ma tre padroni: il signore locale, l’imperatore, e a differenza degli altri popoli, il Papa.

 

Tre poteri di cui uno lanciava doppi messaggi, perché il clero per secoli in Italia ha predicato bene e razzolato male.

 

Da lì discende la nascita della doppia morale che ci caratterizza; e la nascita, avendo tre padroni, della necessità di essere furbi, la caratteristica più deleteria che abbiamo.

Fatti furbo!
Noi ci vantiamo di essere furbi. Non c’è padre che a un certo punto non abbia detto al figlio “Fatti furbo”.

 

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Giordano Bruno Guerri © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Hai scritto volumi su volumi su d’Annunzio e un’apprezzata biografia di Malaparte: non ne nascono più così
Oh ragazzi, ma personaggi così non ne nascono mica tanti! Noi ne abbiamo avuto un terzo, Pasolini. C’è un filo che unisce d’Annunzio, Malaparte e Pasolini. Tutti e tre intellettuali di intervento, tutti e tre si sono occupati di tutto, tutti e tre hanno rovesciato punti di vista… tre di quel livello in un secolo non è poco. 

Dici che basta aspettare?
Anche un secolo fa si diceva “Ma dove sono i nostri Manzoni? Dove sono i nostri Verga?”, e poi? E poi sono arrivati.

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Luz