Io non imparo mai

Io non imparo mai

Musica cinema e televisione: tra “Tutti i santi giorni” il palco e il set. Ritratto di Thony, una promessa già mantenuta

Le velleità ti aiutano a campare”, cantava qualche anno fa Niccolò Contessa in uno dei primi pezzi dei Cani. Velleità artistiche che spesso nascono nell’adolescenza, durano qualche anno e poi muoiono. Per alcuni si tratta di musica, per altri di recitazione, per i più posati di letteratura.

Difficile che si provi a coltivare due passioni artistiche insieme, pressoché impossibile riuscire in entrambe: Thony ha iniziato come musicista con il nome d’arte con una manciata di canzoni eleganti. Poi ha esordito da protagonista al cinema in Tutti i santi giorni, un film catalogato come minore, ma che è invece uno dei più belli di Paolo Virzì.

Era il 2012 e nei sei anni successivi ha continuato a inseguire il suo doppio sogno: dopo il cinema è arrivata la televisione (dal 18 giugno è tornata su Rai 1 con Tutto può succedere) e nel frattempo si è inventata anche un nuovo progetto musicale ancora più ambizioso. Tutto questo, senza mai perdere l’approccio naif del primo giorno.

Partiamo da Tutti i santi giorni: tu al tempo avevi già una tua carriera musicale, ma viaggiava su numeri più piccoli rispetto a quelli toccati dal film. Com’è stato quel salto?
Quando i musicisti fanno veramente i musicisti, si sentono sempre star. Io credevo in quello che facevo e per questo mi sentivo al pari di Madonna, anche se mi rendo conto che sia folle da dire. A me non cambiava nulla farlo al Lian (locale romano sul Tevere, ndr) o all’Auditorium: per me era uguale, mi sentivo comunque importantissima. Quindi non ho subito questo stacco né in positivo, né in negativo. Forse è stato diverso per gli altri, forse per gli altri è stato più evidente.

Vuol dire credere molto in quello che si fa. Ma quindi, abituata a vivere in quel modo la musica, com’è stato ai tempi affrontare il mondo del cinema?
Ci sono dei meccanismi diversi, che non ho mai imparato, neanche adesso. Mi piace che questo lavoro per me rimanga molto istintivo, non voglio imparare il mestiere dell’attore e per mestiere intendo anche certe dinamiche che probabilmente fanno parte del gioco, ma in cui per animo e indole io non riesco a entrare del tutto.

Per esempio?
Sono cose sottili. Mi sono resa conto che nel cinema, rispetto alla musica, non dipendi solo da te stesso, ma da una serie di altre cose che sono importanti tanto quanto te stesso. Quando scrivi delle canzoni il primo giudice sei sempre tu, poi decidi di farlo sentire ad altri. Quando invece fai dei provini, hai chi ti giudica ancora prima di te e il rapporto con te stesso cambia, perché sei continuamente messo alla prova in un modo che ti è sconosciuto o almeno lo era per me ai tempi.

 

Federica Victoria Caiozzo intervista
Thony © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

E adesso come li vivi i provini?
Adesso ho capito che posso dire che ho l’ansia. Io stavo in attacco di panico fisso, mi si paralizzava la faccia, si bloccava la lingua, sudavo e non lo volevo dire. Invece adesso ho capito che posso arrivare e dire: “Scusate, ma sto malissimo. Datemi tre minuti, datemi un bicchiere d’acqua, fatemi sedere”. E dicendolo passa, invece tenendolo per me era sempre peggio.

Quest’ansia ce l’hai anche quando fai musica?
Da morire. Ad esempio le voci dei dischi io le registro a casa, non mi interessano lo studio pazzesco o il microfono da diecimila euro. Quando suoni non si sente molto, ma quando canti si capisce subito se sei molto teso, cambia proprio l’emissione. E allora preferisco stare a casa.

A questo punto la domanda sul senso della vita è obbligatoria: ti senti più attrice, più musicista o sono due parti che vanno in parallelo?
Non mi sento nessuna delle due in particolare, ma mi dedico completamente a entrambe: se sto facendo un disco sono completamente una musicista, se sto facendo un film sono completamente un’attrice. Il primo film l’ho fatto sei anni fa e all’inizio ho avuto un po’ di stordimento, perché se sei abituato a vederti in un modo è difficile uscire da quell’idea e lo è anche per chi hai intorno.

 

Hai imparato qualcosa nel cinema che ti ha aiutato nella musica o viceversa?
No, io non imparo mai, ricomincio tutti i giorni da zero. Musica e cinema mi danno una gioia pura: mi muovono dentro, mi fanno sentire rivoluzionata. Spesso succede in momenti diversi e quindi cerco di trasferirli da un campo all’altro. Quando invece è depressione, è depressione per tutto e non ci sono cazzi per nessuno.

 

Venendo al presente, hai appena finito di registrare il tuo nuovo disco a nome Malihini, giusto?
Sì, l’ho chiuso da poco: io e Giampaolo Speziale, che suona con me nei Malihini ed è anche il mio ragazzo, siamo stati un mese in Galles a registrare, ma come ti dicevo le voci le ho fatte a casa.

Cosa ti aspetti da questo disco?
Mi aspetto di suonare tanto. Abbiamo deciso di non uscire come un gruppo italiano: abbiamo un’etichetta inglese, un booking europeo e una distribuzione americana, quindi stiamo puntando molto all’estero. Quando parti dall’Italia ci metti un po’ prima di fare un tour europeo, muovendoci da Londra come gruppo inglese abbiamo girato un sacco di festival dove non sarei mai capitata. Non vedo l’ora di suonare in Giappone.

Ma quindi se ti presenti come italiano sei svantaggiato?
La percezione che hanno i festival cambia a seconda della provenienza, forse perché gli italiani nemmeno ci provano oppure non sono credibili. Rimango sempre esterna alle dinamiche pratiche, però tutti ci dicono che per un gruppo italiano è un miracolo avere l’entourage che abbiamo noi.

 

Federica Victoria Caiozzo intervista
Thony © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Questa dimensione internazionale ti piacerebbe averla anche come attrice?
Non ci ho mai pensato. Quando vivevo in Inghilterra la mia coinquilina un giorno invitò a cena una casting director che voleva farmi un provino, ma pochi giorni dopo scappai da Londra e quel provino non l’ho mai fatto.

Insieme a Malihini, l’altra grande novità del tuo curriculum negli ultimi anni è Tutto può succedere, ovvero una delle grandi serie generaliste di Rai1. Com’è andata con la televisione?
Ritmi differenti, perché giri più scene e le giri con tre registi diversi, ognuno con i suoi metodi e le sue esigenze anche rispetto alle tue cose attoriali… sì, ho detto “cose” attoriali. È come se con ognuno di loro facessi tre piccoli progetti tutti insieme.

 

Dopo anni di auto-produzione musicale, com’è stato di colpo finire in un contesto come quello cinematografico in cui eri comandata a bacchetta?
Fidarsi per me è difficilissimo. È un po’ come quando faccio le foto, dovrei essere molto aperta, mentre io sono una che tende molto al controllo.

 

A volte capita che l’attore non si fidi del regista o il regista dell’attore, ma quando ti fidi è una cosa incredibile, bellissima. Non è questione di stima, è proprio che ti vengono chieste cose che tu comprendi nel profondo, ti vengono chieste cose a livello emozionale che tu sai riconoscere in te stesso e non percepisci uno scollamento che ti porta a dire: “Ma io cosa devo fare adesso?”.

Questa fiducia immagino ci debba essere anche con i tuoi colleghi attori. Ti è sempre andata bene o hai avuto esperienze difficili?
Alcune volte mi sono sentita a disagio, ma con il senno di poi ti dico che probabilmente era una cosa con me stessa. A volte sei più insicuro perché hai meno coscienza di quello che stai facendo. Ad esempio, in Tutto può succedere sono arrivata e tutto era già in fase avanzata: quando entri in questo modo, non conosci le dinamiche degli altri attori e ci vuole un po’ per inserirsi. Poi invece ci sono altre cose facilissime, attori con cui ti trovi istantaneamente, dipende forse anche da dove vengono, come impronta recitativa.

Dicevi che dal punto di vista musicale il tuo prossimo obiettivo è suonare tanto all’estero, dal punto di vista della carriera d’attore, invece?
Mi piacerebbe interpretare un personaggio che comprendo molto. Non deve essermi necessariamente vicino, ma deve avere molte sfaccettature, molte cose che mi mettano in gioco.

 

Perché quando questo lavoro ti fa mettere in gioco è incredibile e non è più un lavoro, diventa un’esperienza. Invece di farti un viaggio in India, fai un film e mettiti in gioco.

 

Questo metterti in gioco ti scava di più sul set o quando sei in camera a fare le voci?
L’anno scorso quando ho girato Tutto può succedere ero in un momento in cui non mi piaceva niente di quello che facevo. Dovevo scrivere tre canzoni per la serie, ma mi facevano tutte schifo e le buttavo via. Uno dei primi giorni in cui ho girato, mi sono svegliata alle cinque di mattina, cosa che mi succede spesso, mi sono messa al piano ed è uscito un pezzo che in quel momento mi è sembrato bellissimo. Però derivava anche dal fatto che stessi girando: a volte scava prima uno, ma esce meglio l’altro. A volte nessuno dei due.

 

Federica Victoria Caiozzo intervista
Thony © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Il fatto di scrivere per film e serie è una cosa che ti porti dietro da Tutti i santi giorni. Facendo ricerche ho trovato che hai composto anche per una serie tv spagnola che si chiama Guapas, ma cos’è?
È un errore di IMDB e Spotify che sto cercando di bloccare! Perché continuano a mandarmi messaggi chiedendomi: “Ma che è ‘sta roba?”. Non sono io, sono degli altri Thony in giro per il mondo: ti giuro che quando ho scelto il mio nome questi non c’erano, adesso stanno uscendo tutti questi Thony con l’acca…

A proposito di Thony, è un progetto che hai stoppato?
No, no i pezzi per Tutto può succedere sono usciti come Thony.

Quindi c’è il cinema e poi c’è non uno, ma due progetti musicali?
Sì, Malihini è un progetto che va in parallelo con Thony, anche se non riesco a portare avanti tutto insieme allo stesso modo. In questo momento con Thony faccio più scrittura per film o serie, ma semplicemente perché è capitato che abbia cambiato stile e ho preferito fare un altro gruppo invece di portare uno stile diverso in Thony.

Quali sono l’attrice e l’attore della tua generazione che stimi di più?
Non è proprio della mia generazione, ma un nome che non posso non fare è Valeria Bruni Tedeschi. Come uomo Luca Marinelli, di sicuro.

Con Marinelli hai fatto Tutti i santi giorni, quando ancora non era un nome importante come oggi
Dopo il film io e Luca abbiamo continuato a sentirci, ma non parliamo di lavoro, non gli chiedo mai cosa sta facendo. Lui ha avuto un’esplosione incredibile, me ne sono resa conto da Facebook: lo aprivo e lo trovavo dappertutto. Io sono una che non guarda la televisione e non legge i giornali, ma persino io mi sono accorta di questa crescita.

 

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Luz