Io non ho paura

Io non ho paura

Rubio racconta: da Bourdain al giro del mondo, dall’attivismo sui social e fuori dai social, al prezzo della coerenza e il valore della dignità

Prendiamo una parte per il tutto, prendiamo uno status Facebook del 16 giugno scorso: in foto c’è lui con quattro sorridenti donne (e cuoche) siriane, due delle quali velate. “Matteo Salvini, guarda che situa che t’amo acchittato ieri sera a Milano vicino casa tua. Beccate ste cuoche siriane” e a seguire, spernacchiamenti in romanesco al Ministro degli Interni e inviti – in tempi di rampante neofascismo pop – a restare umani. 

Lui è Chef Rubio, ovvero Gabriele Rubini, ex rugbista classe 1983, cuoco e personaggio lontano dallo stereotipo dello chef televisivo – tra Unti e bisunti e Camionisti in trattoria – attivista che si spende molto, dal caso Cucchi, a Giulio Regeni, alla nave Aquarius, ai non vedenti e non udenti. Nonché autore di Mi sono mangiato il mondo, raccolta fotografica di viaggio e cibo in giro per il globo, uscita per Rizzoli: e sorpresa, Rubio scatta anche bene.  

In un momento storico non dei migliori per essere antirazzisti – mentre è un periodo eccezionale per essere razzisti: vedendo coccolati ogni giorno i propri pregiudizi dalle forze di governo – a voler rifondare una sinistra o qualcosa del genere, ci sarebbe quasi da ripartire con Chef Rubio. Gabriele Rubini però probabilmente si tirerebbe fuori, preferirebbe fare altro.

Forse in giro nel mondo. O preferirebbe solo riposarsi.  

Due settimane fa si è suicidato Anthony Bourdain: hai detto che lui il mondo se lo divorava
Era bello sapere che esisteva uno come lui. Era un punto di vista differente da quello che ormai si era creato intorno al mondo della cucina. Sapere che esisteva una persona più libera mi faceva piacere.

Per me siete molto affini
L’ho preso come spunto quando ero più piccolo, ma non nel percorso di vita, quanto nel ritrovarmelo affine come gusti di viaggio, come modo di approcciare il cibo non in maniera saccente. Posso solo dire bene di lui: ma non come se fosse un mito, semplicemente una persona giusta.

 

chef rubio intervista sapiens © cosimo nesca LUZ
Chef Rubio © Cosimo Nesca / LUZ

 

Sfogliando il tuo libro sembra che nel mondo ti trovi sempre a casa tua: è così?
Sì, è così da quando ho iniziato a viaggiare, anche perché non ho mai avuto né l’ansia della partenza né la malinconia del ritorno. Ho sempre visto un posto non tanto per la bellezza, la cultura o le caratteristiche, ma come se fosse un paese vicino a Frascati. Poi certo, le difficoltà aumentano, ci sono delle difficoltà nello scambiarsi informazioni in posti dove non c’è un idioma comune a me e a loro, ma si sopperisce a tutto questo con pochi gesti. 

C’è una cosa in comune tra tutte le cose che hai fatto: conta sempre più l’anima dell’impiattamento. È questa la tua filosofia?
In parte è vero: ma non è propriamente esatta, perché una cosa non esclude l’altra: io sono un esteta, un purista, mi piace il bello. 

Questo modo di intendere la vita ti ha fatto dire molti no?
Sì, sono molto esigente. Se avessi avuto un altro carattere forse adesso avrei anche potuto smettere di lavorare e godermi un paio di giri per il mondo con i soldi degli sponsor, sponsor che ho rifiutato perché non allineati a quello che era il mio percorso. Quindi diciamo che i no che ho dato mi hanno fatto rimanere coerente con quello che sono, però hanno influito sul mio percorso, in positivo e negativo. I no che dici portano anche a dei no in ulteriori situazioni, che purtroppo, magari possono essere utili. Ma avendo preso posizioni nette non sono più reversibili.

 

È il prezzo della coerenza
Sì, sono contento di come mi sto comportando in funzione del prossimo. E di come sono con me stesso. Non sono contento per quanto riguarda il rapporto tra fatica e produzione di roba. Ed entrate. Ma va bene così. 

 

Che cos’è la dignità per te?
È quella sensazione, quel sentimento che si prova quando si preferisce rinunciare a qualcosa che da fuori viene considerato come indispensabile. Di conseguenza un patrimonio che solo poche persone hanno e preservano. È l’unica cosa che ci dovrebbe tenere in vita, che tanti popoli che ho incontrato hanno, pur non avendo niente. Ma il nostro “niente” è relativo, loro stanno bene. Se non li bombardassimo e li sfruttassimo, non cambierebbero la loro vita per seguire il mito occidentale. 

A proposito di fotografia: hai detto che adori Ghirri e consideri McCurry un cialtrone
Mah, McCurry è tutto ciò che di più lontano c’è dalla fotografia per me. Non è un fotografo, è uno sfruttatore di esseri umani e situazioni. Non ha mai fatto reportage puro se non all’inizio, per poi diventare un esteta che ha usato persone situazioni e luoghi a proprio vantaggio. Sfrutta le persone facendone un manichino a sua disposizione.

 

Non ti ha mai emozionato?
Non mi ha mai fregato… chi si emoziona con McCurry è come chi ama Barbara D’Urso o chi ama Salvini. 

 

Hai già vissuto mille vite: sei stanco?
Abbastanza. 

Perché?
Insomma… ho fatto tanta tanta roba, spero di farne altrettanta, ma la scocca, l’involucro a volte è fiaccato. È abbastanza sacrificante e snervante rapportarsi anno dopo anno con delle problematiche che non dipendono dal mio operato, ma dall’operato di tante altre persone che non fanno il loro all’interno della società. 

Per esempio?
Gli evasori fiscali, quelli che c’hanno la 104 pur non avendola, i truffatori, chi pensa di avere un tipo di diritto di opinione pur non facendo nulla di utile per questa società, ma inveendo e portando al ribasso la qualità e il tenore di vita di tutto un popolo. Dagli hater agli xenofobi, ai partituncoli…

Sui social media non ti risparmi su temi che i tuoi colleghi della tv ignorano: dal caso Cucchi a Giulio Regeni, alla nave Aquarius. Queste prese di posizione ti creano problemi professionalmente?
No, no, ho un larghissimo seguito e ogni giorno ho consenso da parte di chi mi segue. Se posto qualcosa di controverso è solo per far sorridere chi mi segue in maniera positiva e far capire che ci sono anche quel tipo di realtà che vanno combattute. Però no, se me ne hanno creati dei problemi sono contento di averli avuti quei problemi.

 

chef rubio intervista sapiens © cosimo nesca LUZ
Chef Rubio © Cosimo Nesca / LUZ

 

Sei piuttosto solo però
Per quanto riguarda gli altri vip o presunti tali mi interessa il giusto, anche se sarebbe bello non fare il martire e andare tutti uniti come magari fanno i cugini più stupidi americani, che quando fanno qualcosa lo fanno davvero, e boicottano, oppure fanno sentire la loro voce. Sarebbe più potente il messaggio, ma non lo è: e quando lo è, è solamente quando c’è da mettere un hashtag e accodarsi come una pecora a qualcosa che è solo di facciata, ma che non ha nulla a che vedere con un pensiero, è semplicemente strategia. 

 

Mi sembra che le tue intenzioni siano diverse
Lo farei comunque, anche se mi seguissero dieci persone. Se Vasco, Jovanotti e Saviano invece de sparà stronzate a destra e sinistra facessero qualcosa di utile con tutto il seguito che hanno, potrebbero veramente dare qualche messaggio alle nuove leve. O comunque instillare il germe del dubbio su quello che viene raccontato in maniera unilaterale. 

 

Che scarto trovi tra social media e realtà?
Se riescono a riconoscermi, volente o nolente mi devo fermà, e mi va bene, mi fa piacere, il reale è più carino del social solo perché comunque hai un minimo contatto, e non è una frase buttata lì. Ma ho buone sensazioni sia dai social che dalla vita reale. Non c’è un grandissimo scarto. 

Qual è la cosa più importante che speri di far arrivare al tuo pubblico?
Che bisogna studiare, che bisogna sacrificarsi, che bisogna soprattutto mettere in discussione tutto e tutti. L’unica cosa che spero. Poi dopo lo trasformi come ti pare in base a qual è la tua passione o la tua professione, ma se non hai questa voglia e non hai questo sentimento, e non ti viene niente neanche quando te lo dicono allora vuol dire che non parliamo la stessa lingua. 

 

chef rubio intervista sapiens © cosimo nesca LUZ
Chef Rubio © Cosimo Nesca / LUZ

 

Come si fa a ricominciare a parlarla?
Ci sono persone che sono in grado di comprenderla e altre che non saranno mai in grado, perché il QI non è stato sparso in maniera omogenea. 

Non se ne esce
No, non se ne esce. L’unica soluzione sarebbe un taglio netto alla demografia e in qualche maniera selezionare solo determinate persone che possono procreare, e altre che sono deleterie perché hanno il gene della cattiveria e dell’odio dentro di loro, e se la stirpe continua continuano a essere deficienti. Utopia. 

Quale vorresti fosse la tua prossima vita?
Non lo so, perché quando la faccio vuol dire che è già la prossima. Se la dico vuol dire che è qualcosa di poco attuabile e quindi ti direi, boh, agricoltore o allevatore tra un po’ di anni.

 

Ti piacerebbe cambiare completamente?
Sicuramente andrò lontano da tutto e da tutti, però non ti so dire quando. Fino a che potrò starò in mezzo a rompere il cazzo. 

 

Hai detto che tra dieci anni sarai in una bara. Sei ancora convinto o cambiamo posto?
No, potrebbe ancora succedere, sono passati cinque anni da quella intervista, ne mancano altri cinque. Tra cinque sarò quarantenne, se dovesse succedere non avrei nulla da recriminare. Magari arrivare a 61 come Anthony Bourdain sarebbe un buon traguardo.

Salvini e Di Maio a cena?
[Riflette un attimo, ndr] No, non vale nemmeno la pena di renderli martiri.

Ti capita mai di pensare: e se avessi sbagliato tutto?
No. 

Sapiens
By
Luz