Il diritto di girare armati

Il diritto di girare armati

Dopo il massacro di Las Vegas del 2 ottobre, perché l’America non regola la vendita di armi da fuoco?

Il massacro di Las Vegas del 2 ottobre è già la strage con più vittime dopo quella dell’11 settembre 2001. Ha superato la sparatoria al Pulse di Orlando, dove 49 persone furono uccise e 58 ferite dalla guardia giurata Omar Mateen. Del perché Stephen Paddock si sia messo a sparare dal trentaduesimo piano del Mandalay Bay Hotel di Las Vegas, affacciato alla finestra della camera in cui aveva nascosto ventitré armi da fuoco, non si sa ancora nulla di definitivo. Quello che si sa con certezza è che anche Paddock, come tutti gli altri omicidi di massa che hanno fatto ricorso all’uso di armi da fuoco, le aveva acquistate legalmente.

Come dopo ogni strage, si è riaccesa un po’ ovunque la protesta contro la riluttanza dei legislatori statunitensi a intervenire sul problema con misure radicali. Non se n’è mai fatto niente: il massimo a cui si è arrivati in questi anni era un provvedimento di Barack Obama che impediva la vendita delle armi da fuoco alle persone che avessero una storia clinica di malattie mentali. Provvedimento revocato da Donald Trump nelle primissime settimane della sua presidenza, quando già era chiaro che la logica di molte sue azioni era quella del ragazzino che distrugge il castello di sabbia fatto da quello più bravo di lui.

 

La natura del discorso è circolare: sparatoria; dichiarazioni di lutto e dispiacere condite da riferimenti religiosi; vaghi auspici che un giorno il male possa essere debellato.

 

A seguire; indignazione contro chi fa notare che le armi vanno proibite subito, perché strumentalizzare la morte delle persone a fini politici è di cattivo gusto; televangelisti che si esprimono liberamente sull’argomento, dando la colpa a gay, democratici, atleti che si inginocchiano, oppositori di Trump; oblio; altra sparatoria.

Non se ne farà niente neanche stavolta per due motivi. Il primo è la Costituzione degli Stati Uniti d’America, che tutti si affrettano a invocare per ricordare che il suo Secondo Emendamento protegge il diritto di girare armati (letteralmente: “A well regulated Militia, being necessary to the security of a free State, the right of the people to keep and bear Arms, shall not be infringed.”), ma che si dimenticano senza problemi quando si tratta di verificare che il Presidente non stia violando la clausola che gli proibisce di ricevere pagamenti da enti o ufficiali di altri paesi. Esistono senz’altro differenze fra Stato e Stato nel grado di accesso all’arma da fuoco e nel tipo di arma che è possibile acquistare, ma non esiste un solo Stato della Federazione che ne proibisca la vendita tout court.

 

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© Didier Ruef / LUZ

 

Il Secondo Emendamento non è semplicemente una frase legata a una logica fuori tempo massimo: rappresenta una parte vitale della formazione degli americani. Andare al poligono di tiro con papà è un’attività molto amata dai teenager americani, che trovano in questa trasmissione del sapere un momento di grande vicinanza con il genitore.

Anche chi non possiede armi ritiene, a vasta maggioranza, che il loro libero commercio debba rimanere tale: i sondaggi Gallup in materia rivelano addirittura che con il passare dei decenni c’è stato un ribaltamento radicale, e se alla fine degli anni ’50 la maggioranza degli americani era contro la libera circolazione, ora la maggioranza è a favore. A questo si aggiunge un dato sulla distribuzione delle suddette armi.

 

Circa il 3% dei possessori ha in casa il 50% delle armi. Sono i cosiddetti super-owners, gente che dopo ogni strage si spaventa sempre di più, e si attrezza contro una potenziale stretta sulla vendita rimpinguendo l’arsenale.

 

Il nocciolo di questa cultura è un machismo di frontiera in cui la pistola o il fucile rappresentano la virilità. C’è un manualetto scritto nel 1972 da Jeff Cooper, autore di altri otto tomi sull’argomento (più uno sulle macchine: non è che nel tempo libero si occupasse di uncinetto), Principles of Personal Defense, che da quarantacinque anni è uno dei testi sacri degli aspiranti Clint Eastwood (nella sua incarnazione Callaghan).

 

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© Didier Ruef / LUZ

 

Il secondo motivo per cui non se ne farà niente è economico, e si chiama NRA, National Rifle Association. L’organizzazione che protegge e propaganda l’uso di armi, per farla breve, finanzia la stragrande maggioranza dei politici attivi al Congresso: le donazioni più sostanziose sono andate ai Repubblicani, ma non manca qualche Democratico (generalmente con somme irrisorie nelcomputo totale di una campagna, ma come cantavano i Depeche Mode, everything counts).

Chi si lamenta del finanziamento pubblico ai partiti dovrebbe ricordarsi che i soldi devono arrivare da qualche parte, e se non arrivano dalla comunità intera arriveranno da gente molto meno super partes, come ad esempio un’organizzazione che è indirettamente responsabile per i massacri di Sandy Hook, Columbine, San Bernardino, Virginia Tech, Aurora e via dicendo. La NRA ha le mani sporche di sangue, e se Obama ha tentato di ostacolarli con ogni mezzo, Trump li incontra senza problemi, assicurando loro il massimo della collaborazione.

Non facciamoci illusioni: morirà altra gente, perché la libertà ha un prezzo. Lo dice Bill O’Reilly, ex anchorman di Fox News cacciato dalla rete in seguito a una serie di denunce per molestie sessuali. La sua, purtroppo, è un’opinione ampiamente condivisa.