Il favoloso mondo di Aranzulla

Il favoloso mondo di Aranzulla

La storia di Salvatore Aranzulla: uno dei pochi che sono riusciti a fare i soldi con internet, con un sito nato perché “C’era poco da fare giù in Sicilia”

Salvatore Aranzulla ha 27 anni, è un meme vivente e una leggenda dell’internet italiano. Impossibile non essere finiti sul suo aranzulla.it, dove da ormai quasi quindici anni risponde a quesiti tecnologici di ogni genere con una sintassi ripetitiva, ipnotica, che meriterebbe uno studio a parte.

Nell’attesa che qualche accademico dedichi una dissertazione al tema, Aranzulla viene premiato in egual modo dall’indicizzazione di Google e dai lettori: è infatti uno dei pochi a guadagnare davvero con internet e forte di un fatturato 2016 di circa 2 milioni di euro accarezza l’idea di vendere il sito che porta il suo nome.

Piuttosto timido, mite, riservato, non si concede né si è mai concesso grandi follie. Ha un’idea tutta sua degli influencer – i nipoti dei blogger, in un certo senso – e dell’internet in generale, ma non fermatelo per strada: non ama essere riconosciuto.

Davvero ti riconoscono spesso per strada?
Eh sì… ma io sono una persona stratimida, quando vedo che mi stanno riconoscendo cammino più veloce per non farmi fermare, poi alcuni ci riescono, mi inseguono.

È anche normale: insomma, sei Aranzulla
Sono la persona più tranquilla del mondo, se mi fermano per strada vado nel panico. Nel corso degli anni ho sviluppato un radar, mi accorgo di quando mi stanno per riconoscere, scendo dai mezzi pubblici, mi dileguo.

Sei anche diventato un meme
Ce ne sono tantissimi: c’era quello su Trump, che cerca su Google “Come governare gli Stati Uniti” e finisce sul mio sito, un altro “La guida di Salvatore Aranzulla su come hackerare l’INPS e andare in pensione a 16 anni”.

Ci sono i meme su di te, ma ci sono anche gli hater
Adesso sono davvero pochissimi, credo che ne sia rimasto uno solo. Per il resto non credo che ce ne siano quasi più… semplicemente come ho sempre spiegato a tutti io faccio l’imprenditore, non faccio l’informatico, il mio lavoro è quello di garantire lo sviluppo del sito e dell’azienda che sta dietro, di mandare avanti questo prodotto, che funziona molto bene e che è apprezzato.

 

Salvatore Aranzulla © Vito Maria Grattacaso / LUZ Intervista Salvatore Aranzulla
Salvatore Aranzulla © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Che cosa ti rinfacciano più spesso?
Chi muove delle critiche in genere dice “Vieni definito divulgatore informatico, ma poi parli di come installare l’antivirus” in realtà per il mio target è giusto così. Per fare altro ci sono siti diversi: html.it ha un target per sviluppatori, per persone che vogliono imparare a usare i programmi a livello professionale, esattamente come ci sono altri siti specializzati, come Hardware Upgrade o Tom’s Hardware, che sono specializzati sull’hardware, sulla scheda madre e altro. Da me non troverai mai un contenuto di quel tipo.

Cosa ci troverò?
Magari troverai la guida all’acquisto per il Macbook, o per lo smartphone, ma non avrà mai il livello di dettaglio di Hardware Upgrade o Tom’s Hardware. Semplicemente perché non è il nostro obiettivo, il nostro pubblico vuole sapere qual è il migliore smartphone, noi in base alle nostre esperienze lo consigliamo, ma non entriamo nel merito “Questa è una scheda di questo tipo…”. Quello che molti non capiscono è che un sito internet viene sviluppato in relazione al target che vuole essere raggiunto: nel nostro caso il target sono persone con conoscenze di informatica medio-basse.

Salvatore, un passo indietro: dove è cominciato tutto?
Sono nato in Sicilia, fino a qualche anno fa abitavo a Mirabella Imbaccari, in provincia di Catania, 1000 abitanti, un paese piccolissimo, di quelli che si trovano nel centro della Sicilia. Lì è nato aranzulla.it.

 

Primo computer a che età?
A 10 anni, era il 2000.

 

Leggenda vuole che il sito sia nato quando avevi 12 anni
Sì, un paio di anni dopo il mio primo pc, era uno spazio nel quale raccoglievo le risposte alle domande che i miei amici mi ponevano sull’informatica, venivano a casa mia, mi sequestravano, mi portavano a casa loro e mi chiedevano di risolvere i problemi che loro avevano con la tecnologia.

Che problemi c’erano nel 2000 con la tecnologia?
Problemi legati alle periferiche: gli amici compravano una stampante, chiedevano “Come faccio a installarla o configurarla?” oppure “Non funziona più l’audio, bisogna aggiornare i driver“, sembra preistoria, era tutto molto manuale e meno automatizzato rispetto ad oggi.

Altra leggenda: scrivevi le risposte su dei file Word e poi le stampavi, un aranzulla.it di carta
È vero, molte persone mi chiedevano come risolvere i loro problemi. Da lì l’idea di raccogliere le risposte in documenti Word: come installare la stampante, come aggiornare i driver audio… all’inizio li stampavo e li distribuivo ai miei amici. Poi quando ho avuto accesso a internet, a 12 anni, ho incominciato a pubblicare queste risposte all’interno di quello che oggi è aranzulla.it.

 

Che adolescente eri?
Ero e sono abbastanza timido, anche adesso. Usavo il computer anche per svagarmi, c’era poco da fare giù in Sicilia: andavo a scuola, tornavo a casa, facevo i compiti, nel tempo che rimaneva usavo il computer un po’ per giocare un po’ per andare su internet. Potevo interagire con altre persone, chattare.

 

Quando ti sei accorto che potevi guadagnare col sito?
Tra il 2008 e il 2009 quando misi un codice per misurare le statistiche mi resi conto che era visitato da 300mila persone al mese. Risolvendo i loro problemi, mi scrivevano per risolvere altri problemi che non avevano soluzione… così cercavo di riprodurre l’errore e pubblicarlo. Da lì in poi il sito è cresciuto, quasi raddoppiando di anno in anno.

Salto in avanti: come è gestito oggi il tuo sito?
All’inizio era tutto fatto da me, in maniera amatoriale: ora seguo comunque tutti gli sviluppi, ma non sviluppo più codice. Sulla parte tecnica ci sono delle persone che si occupano in maniera professionale del sito e il codice viene sviluppato da terzi. Vado a verificare quel che hanno fatto,  e sono in grado di capire quel che hanno fatto, ma non sono confident nell’andare a modificare il codice in prima persona. Aranzulla.it oggi fa 500mila visite al giorno, raggiungiamo anche picchi di 550mila visite, andare a commettere il minimo errore causerebbe un danno economico non banale.

Come si scrive un pezzo per aranzulla.it?
Il processo che adottiamo è molto semplice: troviamo un problema e sulla base di alcuni template che abbiamo costruito in casa lo affrontiamo su diverse sfaccettature. Per esempio: “Come installare Facebook sul cellulare“. Sappiamo che questo articolo va strutturato con le istruzioni per iPhone, per Android, per WindowsPhone, e andiamo a rifare tutto il processo che l’utente deve eseguire. Viene fatto un lavoro continuo di verifica delle procedure, qualora una procedura cambiasse, aggiorniamo tutti gli articoli che la coinvolgono. È molto noioso dal punto di vista operativo.

Il tuo sito è indicizzato benissimo: perché gli algoritmi di Google premiano proprio te?
Innanzitutto c’è una storia: aranzulla.it è un sito che quest’anno compie 15 anni, è comunque un sito storico, e in questi 15 anni ha dimostrato a Google che fornisce un contenuto di qualità e apprezzato dagli utenti. La qualità per Google significa per esempio pochi banner in pagina, banner che non disturbano; se vai a vedere qualunque competitor trovi un banner sotto, uno a destra, a sinistra, espandibili, con la musica, i video.

Un sito all’antica, per certe cose
Da noi è tutto fermo a quasi 15 anni fa, anche la grafica è molto leggera, i contenuti sono di qualità, da 10mila caratteri in una sola pagina. I contenuti dei concorrenti sono invece divisi in n-mila slide, gallery, per generare pagine viste. Insomma, il sito è tenuto in maniera decente e quindi Google apprezza e posiziona. Sicuramente conta molto l’aspetto della storia del sito: se qualcuno dovesse creare oggi un sito internet di tecnologia è improbabile che riesca a posizionarsi bene, è come se uno volesse fare un sito di cucina e pensare di scalzare GialloZafferano.

 

Salvatore Aranzulla Sapiens © Vito Maria Grattacaso / LUZ Intervista Salvatore Aranzulla
Salvatore Aranzulla © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Se avessi una bacchetta magica e potessi cambiare qualcosa di internet o dei social media?
Non farei nessuna modifica, sono sistemi che si autoadattano.

Come sono messi gli italiani ad alfabetizzazione informatica?
Molti credono ci sia uno scarto tra l’Italia e gli altri paesi sulle domande e sui problemi, che siamo messi peggio. Invece no, abbiamo fatto delle analisi, in realtà quelle che vengono cercate in America o in Italia nelle guide su “Come fare a…” sono assolutamente le stesse identiche cose, a parte piccole variazioni locali.

Ad aprire Facebook un giorno qualunque sarei meno ottimista sugli italiani: bufale, sciocchezze, credulonerie varie…
Su quello adotto un approccio talebano: se un collaboratore o un amico pubblica notizie false, viene cancellato dai miei amici su Facebook.

Come se ne esce?
In generale verificando i contenuti che noi in prima persona andiamo a comunicare. Esistono anche siti specializzati, penso a bufale.net, o anche solo Google. Se viene condivisa una notizia su Facebook basterebbe prendere le parole chiave di questa notizia.

Che idea ti sei fatto del fatto del fenomeno influencer?
Non ho capito quali persone possano influenzare. Non muovono nessuna metrica. Spesso le agenzie dedicano budget a queste figure senza essere in grado di misurare nessun tipo di ritorno, perché spesso nelle agenzie mancano persone con una formazione economica, matematica, per cui si possa dire “Ho speso un euro, ho avuto ritorno di 1 euro e qualcosa”. Per me sono soldi buttati. Un fenomeno che finirà.

Dieci anni fa c’erano “i blogger”: mi pare che stiamo vivendo la stessa ubriacatura
Mi ricordo, sono persone che adesso non so che fine abbiano fatto, fenomeni temporanei che a un certo punto si esauriscono. Ricordo che questi blogger non avevano praticamente nessun numero, nessuna metrica. Io da cinque, sei anni ho una policy per cui è difficile che partecipi ad aperitivi di aziende, o produttori di software, a meno che l’azienda non abbia un prodotto che mi interessa particolarmente; davvero, salvo rarissime eccezioni. Al tempo ricordo che il mio sito faceva 1 milione di visite al mese e non venivo invitato da nessuna parte, e ci stavo malissimo [ride, ndr] ero piccolino, c’erano queste persone che se poi andavi a vedere le metriche facevano, erano praticamente zero.

 

Salvatore Aranzulla Sapiens © Vito Maria Grattacaso / LUZ
Salvatore Aranzulla © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Imbucati, volantinatori social, animali da aperitivo
Ora non so, saranno disoccupati? Si staranno reinventando come influencer? Che ne so. Pochi anni dopo mi resi conto che molte di queste persone vivevano di aperitivi. Mi chiedevo: o sono lento io, che non riesco a lavorare e a fare più cose… insomma se sono a fare l’intervista qui con te, non posso lavorare. Queste persone qua erano tutti i giorni a un evento, ma tutti i giorni, giuro, dal lunedì alla domenica, da una parte all’altra dell’Italia.

Uno si chiede infatti: ma questi quando lavorano?
Esatto, io ho difficoltà a partecipare a un evento al mese, devo arrivare in quel posto, spostarmi, prendere il treno, loro tutti i giorni un evento?

Ti hanno mai chiesto di vendere il sito?
Sì, ho ricevuto delle proposte. È qualcosa che sarei intenzionato a valutare, non lo nascondo, purché venga fissato un valore giusto di acquisto, e soprattutto a patto che vengano posti dei paletti su quello che succede dopo l’acquisto, perché il sito porta il mio nome.

Grazie al tuo sito guadagni e vivi bene: hai fatto qualche follia?
Vivo in maniera normalissima, qui a Milano sono in un monolocale di 20 metri quadri, ogni tanto litigo con me stesso [ride, ndr] urlo da solo, non riesco a muovermi. A 18 anni comprai la macchina, presi una Mini. I miei genitori non volevano: così presi l’autobus per andare a Catania, entrai in un concessionario “Cosa vuole?” “Voglio comprare la Mini” e nel giro di tre giorni ce l’avevo. Adesso sono abbastanza posato.

Cene fuori? Viaggi?
Non ho esigenze strane: cerco quando viaggio, se possibile, di viaggiare in maniera più riservata, lo preferisco, la gente mi continua a fermare, insomma… mi dà noia il fatto che le persone mi riconoscano. Un giorno ero a fare un controllo in ospedale, anche lì mi ha riconosciuto una signora, va be’, basta!

Dicci il segreto: come si fanno i soldi su internet?
Con tantissimo traffico. Milioni e milioni di visite e sostanzialmente pubblicità e affiliazioni. Ovviamente la pubblicità ha valori unitari molto, molto bassi, per generare un ricavo elevato bisogna fare milioni e milioni di pagine viste. E poi gli affiliation program: noi vendiamo 5 milioni di euro l’anno di prodotti in affiliation.