Nuovo tempo nebulare

Nuovo tempo nebulare

Transumanesimo e Dark Polo Gang, Mino Damato e il bosco verticale, Movimento 5 Stelle e ideologia del complotto: Giuseppe Genna racconta il romanzo “History”.

Giuseppe Genna, Milano – anzi: quartiere Calvairate – 12 dicembre 1969: il giorno esatto della Strage di piazza Fontana.

Scrittore e intellettuale polivalente, debutta sul web alla fine degli anni ’90 sull’indimenticabile portale Clarence. In seguito è autore di anomali romanzi thriller poi tradotti in tutto il mondo, uno su tutti il monumentale Dies Irae (2006) forse il più amato dal suo pubblico.

Da fine anni ’00 in poi si dedica prima a un’indagine sotto forma di biografia romanzata su Adolf Hitler, con Hitler (2008) poi a una ricerca sulla lingua giunta all’ultima tappa oggi con History, Mondadori, 2017.

Giuseppe, togliamoci il pensiero: quando scrivi un bel thriller di quelli che ti chiedono sempre?
[finge di accasciarsi sulla sedia, ndr] Quella scrittura è finita. Finita. Proviamo solo a pensare alle votazioni sulla piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle. Noi abbiamo una supermassa, e stiamo parlando del 23-25% dei votanti, che ideologicamente abbraccia l’idea del complotto. Mentre il complotto, fino agli anni ’00 è stata una possibilità di affabulazione anche letteraria, cinematografica, televisiva…

Dovendo datare l’alba del frame ideologico del complotto, penserei a certi programmi tv anni ’80 di Mino Damato: te li ricordi?
Stiamo parlando dei primordi, e quello di Damato era una strana forma di illuminismo analitico, della narrazione di ciò che stava dietro il fenomeno. È dagli anni ’00 in poi che l’idea del complotto è diventata prima di massa e poi di supermassa.

 

L’ideologia complottista non è più affabulante, se apriamo il web oggi troviamo complotti che grondano da tutte le parti.

 

È successo anche anche nelle serie tv
L’ideologia e la poetica thriller sono le poetiche regnanti. Prendi il numero di serie noir che ogni anno vengono prodotte, pensa a True Detective, allo stesso Lynch con la terza stagione di Twin Peaks, hanno condotto il thriller a livelli sapienziali, l’estetica thriller ne esce distrutta, poiché loro, per tutti noi, hanno spinto sul limite l’intero genere. Se poi andiamo a vedere le classifiche dei libri, in testa ai più venduti ci sono sempre e solo noir e thriller. Sempre thrilling, sempre apocalisse: a me non interessa come scrittore.

Hai detto tutto: il genere thriller non ti interessa più
Se io non sono interessato come scrittore, se anche mi forzo a scrivere, come può essere interessato il lettore? Troverà una bassa vibrazione. Io non escludo di scrivere thriller, tanto più che adesso mi trovo in una fase della vita in cui dovrò badare alla questione materiale, quindi forse è anche il caso di tornare alla scrittura thriller. Però penso che in una fase come questa gli scrittori debbano occuparsi di quello che per lo scrittore è vero.

Non sei interessato al thriller, ma sei molto interessato alla lingua. Sei uno dei pochi a lavorare sulla lingua in Italia
No be’, c’è Walter Siti perlomeno, e poi altri che io vedo attorno a me: Giorgio Falco, Giorgio Vasta, Tommaso Pincio, Helena Janeczek, una candidata allo Strega come Teresa Ciabatti. Poi dopo possiamo dire che gli scrittori non interessano più al corpo sociale, ed è vero, oggi un regista o un musicista hanno più possibilità di essere ascoltati competentemente. Gli scrittori no.

Gli scrittori non interessano più al corpo sociale” dici, però vedo un moltiplicarsi di manifestazioni, di eventi, di incontri: so da me che le due cose sono coerenti. Ma spiega tu perché sono coerenti…
È come dice Oswald Spengler ne Il Tramonto dell’Occidente. Nel momento in cui si arriva alla decadenza di una civiltà, noi vedremo e osserveremo forme ciclopiche manifestarsi. È solamente la fase semi-finale, poi si andrà a esaurimento di quelle stesse forme.

 

La saturazione di scrittura che c’è oggi è del tutto correlativa a un narcisismo diffuso; chiunque ritiene di poter essere creatore di un testo, nel momento stesso in cui il mercato si contrae. C’è una comunità di scriventi, non so se è comunità di scrittori.

 

History è un romanzo sul transumanesimo, su come ci ibrideremo con le macchine: come pensi cambieremo tra 50 anni?
Dal 2000 noi abbiamo osservato un’accelerazione nell’evoluzione delle tecnologie. Stiamo vivendo un periodo non tanto di accelerazione tecnologica esterna quanto di tensione all’ibridazione tra corpo biologico umano e macchine, e questo va a riconfigurare tutta la civiltà sviluppata.

Questo cambia anche la prospettiva con cui vediamo la Storia?
Prima pensavamo di vivere una storia che progressivamente andava avanti di decennio in decennio e questi decenni ci apparivano come quadri storici: gli anni ’60, sappiamo benissimo come connotarli, idem i ’70 in Italia particolarmente, gli ’80 quando inizia l’accelerazione delle televisioni e della finanza, gli anni ’90 idem, poi dopo non abbiamo più quadri. Uno degli aspetti più evidenti del periodo che stiamo vivendo è la perdita di percezione storica.

Dagli anni ’00 in poi tutto diventa una nebulosa
Esatto. Perché? Perché prima avevamo il sentimento di una progressione lineare della storia, appunto attraverso questi quadri decennali, a un certo punto l’accelerazione è tale che ci rendiamo conto che non eravamo a percorrere una linea, bensì all’inizio di un’iperbole. Adesso siamo nel punto preciso in cui ci rendiamo conto che non siamo più nella linearità, ma incominciamo a prevedere l’esponenziale cui andremo incontro.

E l’esponenziale sarà la singolarità tecnologica
Il momento in cui l’umano si ibrida con le macchine perché l’intelligenza delle macchine supera quella del genere umano, pur venendo da tutt’altra parte.

 

Giuseppe Genna © Vito Maria Grattacaso / LUZ
Giuseppe Genna © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Si dice anche che la nostra generazione sarà l’ultima a morire
Gli ultimi a morire precocemente, dice Raymond Kurzweil, il maggiore teorico della singolarità tecnologica. È un’affermazione tra l’amaro e lo sconcertante. Il rischio – o la possibilità – qual è? Che la mente umana incominci a prescindere dal corpo e venga trasferita su supporto inorganico. C’è tutta una cultura pop ispirata alle teorie di Kurzweil, riconosciute da tutta la comunità scientifica, non è roba new-age.

Come faremo a vivere 160 anni?
Per esempio perché attraverso la congiunzione di alcune discipline che emergono in epoca di accelerazione tecnologica – intelligenza artificiale e robotica, genetica e genomica, nanotecnologie – il rischio di risolvere alcuni problemi biologici come il tumore si alza. Al di là di Kurzweil e delle altre voci prestigiose – faccio due esempi, Elon Musk da un lato e Stephen Hawking dall’altro – si configura davvero la possibilità di un aumento incrementale della vita organica umana. L’ultima Davos credo avesse come tema qualcosa come “Quale welfare per una specie che vive 160 anni”.

Per noi due e chi ci legge però è tardi
No, noi due facciamo parte di una generazione che non disporrà delle cure nanotecnologiche e nanomediche di cui i nostri figli saranno protagonisti e fruitori.

 

La previsione è che si allarghi lo spazio biologico della vita individuale. Fino al momento in cui la nostra psiche, o la nostra coscienza, potrà essere trasferita su un supporto inorganico.

 

Parte di History è ambientato a Milano: che mi dici della Milano di questi anni?
Fa schifo. Mi pare Garbagnate che si ispira New York. Il cosiddetto skyline che nel libro prende lo spazio di un capitolo, o apparizioni per me sconcertantemente provinciali come il Bosco Verticale, disegnano una città completamente priva di valore d’uso. I luoghi sono abitati in maniera superficiale e leggera, mancando di sedimentazione storica. Non c’è carattere o caratteristica, esattamente in armonia con i nuovi standard antropologici: perché l’antropologia comune oggi non richiede di vivere storicamente una città, dei luoghi.

Che conseguenze ha questa urbanistica sugli esseri umani che la popolano?
Ecco, questo è un problema, è il problema del libro. Mentre emerge questa accelerazione impressionante dal punto di vista tecnologico, di pari passo sugli esseri umani abbiamo delle conseguenze di ordine psicologico, sociale e antropologico.

Stiamo già cambiando, anche senza singolarità
La specie è effettivamente in mutazione, non ancora dal punto di vista della ibridazione, anche se noi tutti già siamo ibridati: nel senso che l’uso della tecnologia digitale già ci porta a essere una specie ibrida. Abbiamo vissuto il mondo come se fosse un grande testo da leggere, con le sue gerarchie e tassonomie, da vent’anni non è più così. Vige un disinteresse totale per il testo.

 

Giuseppe Genna © Vito Maria Grattacaso / LUZ
Giuseppe Genna © Vito Maria Grattacaso / LUZ

 

Torniamo alla nebulosa
Come dicevi tu si va in una nebula, a nebulizzazione; secondo me è stato errato il giudizio, errata l’etichetta che Bauman ha comminato all’epoca in cui siamo, dicendo che ci troviamo in una società liquida. Secondo me siamo in una società gassosa, all’interno di una nuvola le molecole vanno a moto casuale, ciò non toglie che possano aggregarsi e fare anche precipitare un fulmine, ma dall’interno della nuvola non si conosce la forma della nuvola, non si sa la velocità della nuvola, non si conosce la direzione della nuvola. Mi pare una buona metafora per dire quel che sta accadendo oggi.

Mi pare una buona metafora anche per le nostre esistenze online: come ti trovi online oggi?
Ho iniziato a lavorare con le persone, i pionieri del web italiano; non che io fossi un pioniere, ma dai primi anni ’00 mi sono sempre occupato di contenuti, e della modalità con cui i contenuti potevano sbarcare online. Prevedevo uno sviluppo terrifico dei processi di relazione online, ma non fino a questo punto. Anche se da qualche anno la rete è bloccata sul passo evolutivo che sono stati i social network e vedo che la rete non sta evolvendo più.

Cosa potrebbe far ripartire l’evoluzione?
L’arrivo di un nuovo device, di hardware, non tanto di software.

 

Oggi la soglia di attenzione con i contenuti è istantanea, non puoi più compiere un ragionamento di tipo testuale. Ho lavorato nei portali: pensare un portale oggi è assurdo, devi semplicemente andare sulla superficie e dare coerenza a un meme. Come Chiara Ferragni.

 

Gli scenari che dipingi non sono rassicuranti: dobbiamo avere paura?
Sorge un nuovo tipo di umanità. Prendiamo per esempio il rapporto con i nostri figli, per la mia e la tua generazione che ha figli. Osserveremo che i costumi, le abitudini, i comportamenti, gli atteggiamenti, le tensioni, e gli istinti della popolazione di fascia anagrafica sotto i 15 anni sono radicalmente mutati: un bambino non riesce a stare sul testo, non riesce a capire il testo, non riesce a trarre conclusioni sul testo. Del resto questa popolazione giovane non ritiene che il testo sia qualcosa di interessante o veicolatore di verità. Questo apre tutta una sere di problemi che effettivamente ci preoccupano.

Il testo è solo una parte di qualcosa di più grande?
È uscito su The Atlantic e su The Conversation, un articolo di Jean M. Twenge, insegna alla San Diego University, è una delle più importanti psicologhe della contemporaneità che ci dà alcune cifre. Nella popolazione tra i 5 e i 15 anni c’è stato un aumento di suicidi del 50% negli ultimi 5 anni. Esplodono crisi depressive per mancanza di socializzazione “3D”, vera, esperienziale. Questi dati ovviamente ci preoccupano. L’ultima generazione a morire precocemente, noi, vivrà un momento politico devastante nei prossimi 40 anni.

In conclusione, non posso non chiederti della Dark Polo Gang, di cui siamo entrambi curiosi da tempo
È un battaglione d’avanguardia dell’esercito del nichilismo realizzato. Non hanno contezza di musica, ritmica, tonalità, melodica, armonica, e neanche dal punto di vista testuale. Viene divelto anche il sistema linguistico. Sono perfetti emblemi del 3.0: la DPG inaugura il nuovo tempo nebulare. Questi non fanno parte dell’immaginario, anzitutto perché l’umanità che li segue non funziona con la categoria dell’immaginario.

Con cosa funziona?
Semmai con la LIM, la Lavagna Interattiva Multimediale che c’è oggi nelle scuole primarie o alle medie: ci ha messo pochissimo a connettersi alla rete e questo ha significato la fine dei tempi morti all’interno della classe, perché compare Youtube con le playlist. Questo ha determinato successi istantanei enormi. Rovazzi per esempio passa attraverso il successo tra i bambini, che sembra inesplicabile – lui stesso lo dice. In realtà il successo di Andiamo a comandare tra i bambini è molto spiegabile. È un automatismo di playlist che parte dalle scuole primarie da quella che un tempo era una lavagna di grafite con il gesso. Questo stipula un nuovo patto tra ascoltatori e supposte star: attendiamoci qualcosa di ancora più infimo della Dark Polo Gang.