Essere Mick Jagger

Essere Mick Jagger

Musica, band, relazioni e soprattutto sex, drugs & rock’n’roll. Il frontman dei Rolling Stones nelle sue stesse parole: 1500 parole per l’esattezza.

“Sul palco non sei la stessa persona che sei il resto del tempo. Non ho proprio idea di chi sono sulla scena perché è tutto diverso: stai recitando, non sei davvero tu. E recitare vuol dire che stai facendo le cose come vuoi che vadano fatte davvero”.
Charlie Is My Darling, di Peter Whitehead, 1965.

“[Tra dieci anni] spero che sarò un attore e che farò uscire un album ogni tanto. Frank Sinatra sta facendo lo stesso tipo di dischi da 15 anni”.
Melody Maker, 28 maggio e 4 giugno 1966.

“Siamo sempre in competizione tra di noi. […] Su chi è più stravagante, su chi canta meglio, su chi suona meglio, sul chi fa più gruppo o chi è più indipendente… Su chi riesce ad avere più ragazze, su chi riesce ad avere una ragazza in particolare prima dell’altro e cose così. Certo [che siamo competitivi], è come stare in una squadra di baseball”.
Some Girls Tour Interview, giugno 1978.

“C’è un Alfie in ogni uomo e in ogni donna”.
Rock of Ages: Rolling Stones, 2008 (estratto sulla colonna sonora di Alfie).

 

“Finanziariamente insoddisfatto, sessualmente soddisfatto, filosoficamente ci sto provando”.
Gimme Shelter dei Maysles Brothers, 1970 (estratto conferenza stampa USA).

 

“[Le recensioni negative] non mi fanno nessun effetto. Ne ho ricevute così tante che se le avessi prese tutte sul serio non sarei più in grado di far uscire un album. La maggior parte delle recensioni sono scritte da persone che non sanno nemmeno suonare la chitarra al mio livello. O cantare decentemente. O esibirsi su un palco. Quindi non le rispetto davvero”.
Q, marzo 1993.

[“Riesci a immaginarti a 60 anni a fare quello che stai facendo ora?”] “Certo, senza alcun dubbio”.
The Dick Cavett Show, ABC, New York, 1972.

“La musica è una delle cose che cambia la società. La vecchia idea di non lasciare ascoltare la musica black ai bambini bianchi è vera, perché se vuoi che i bambini bianchi restino quello che sono, non dovrebbero. [Aprendoti alle novità] guadagni un rinnovato atteggiamento verso le cose… anche il modo in cui cammini e il modo in cui parli. Dobbiamo ricordare gli anni ’20 quando il jazz in Europa ha cambiato tantissime cose. La gente si sentiva libera, le ragazze accorciavano le gonne e si tagliavano i capelli: le persone hanno iniziato a ballare quella musica black e questo ha provocato un profondo cambiamento nella società: è un fatto innegabile”.
Rolling Stone, giugno 1978.

“Alcune donne mi hanno dato dei figli che non ho mai chiesto…”
Sunday Times, 1999.

[Sull’essere arrabbiati all’inizio della carriera] “No, non era una posa. Se hai 19 anni o giù di lì quella è l’età in cui vuoi distruggere tutto e ha senso farlo in quel momento invece che a 40 anni, perché altrimenti non saresti credibile. È giusto che ci siano quelli che hanno imparato dall’esperienza e quelli che invece hanno 19 anni e che sono sempre alla ricerca di nuove esperienze”.
Creem, febbraio 1988.

“Credo che continuo ad avere sempre tutto questo entusiasmo perché semplicemente continuo a farle quelle cose [la musica], mentre altri [dopo tanto tempo] smettono e basta”.
Sky News, 2017.

 

essere mick jagger sapiens mick jagger luciano viti
Mick Jagger in concerto, Rotterdam, 1982 © Luciano Viti / LUZ

 

“Sì, David [Bowie] amava mostrare spesso il marziano. E io spesso mostravo il selvaggio: e così a volte diventi il tuo peggior nemico. È estremamente facile vivere nella rappresentazione della fantasia, ma allo stesso modo è anche molto pericoloso perché ti trovi costantemente nel pericolo di diventare quella persona”.
Creem, febbraio 1988.

“Non so niente sulla filosofia, non ho nessuna filosofia e non ne voglio una”.
Sounds, 29 ottobre 1977.

“Tutti gli artisti più grandi sono pieni di ego sul palco, ma tutto quell’ego non è detto che li accompagni anche quando sono lontani dalla scena… Io via dai riflettori sono circa metà egocentrico di quanto lo sono sul palco”.
Charlie Is My Darling, di Peter Whitehead, 1965.

[Sul tentativo abbandonato di scrivere un’autobiografia] “Ogni volta che iniziavamo a parlare del passato provavo fastidio […], perché così in qualche modo cedi le tue memorie private che diventano di chiunque. Vengono messe sulla pubblica piazza e passate al microscopio dal Daily Express e da quel tipo di porcherie a cui vengono vendute. È un modo per svendersi e io, personalmente, non la trovo un’esperienza particolarmente edificante”.
Q, marzo 1993.

“Pensa che cosa assurda: a un certo punto non si parla più nemmeno di musica, diventi un vero e proprio luogo comune. Per esempio, lo sapevi che il mio nome è stato inserito nel Rimario?”
Creem, febbraio 1988.

 

“Ho visto un poster fuori da questo college che diceva Mick Jagger è andato con tua nonna, mi ha fatto morire dal ridere”.
Sky News, 2017.

 

“I sogni sono come i film, a modo loro. O i film sono come i sogni. […] Non sogno più di chiunque altro. Ma i sogni sono una grandissima ispirazione per tutti, dal peggior cantautore al migliore sceneggiatore. Chaucer era grande coi sogni. Era magistrale a descriverli e a sfottere i corrispondenti significati astrologici. Li sfotteva praticamente tutti, anche se alcuni li aveva presi davvero sul serio. Shakespeare ad esempio sapeva un sacco di antica stregoneria britannica e religione, anche Chaucer aveva una conoscenza simile in materia. Oggi, invece ci sono gli psicologi a interpretare i nostri sogni”.
Rolling Stone, giugno 1978.

“A volte mi sembra davvero che le persone non stiano ascoltando”.
Sunday Herald, ottobre 2007.

“Brian [Jones] voleva disperatamente essere il leader, ma nessuno lo hai mai accettato come tale. Non mi riferisco nemmeno nello specifico alla band, parlo del pubblico”.
NME, 9 febbraio 1974.

“Credo che nel rock’n’roll nessuno sia mai motivato dai soldi all’inizio, ma può arrivare il momento in cui sei motivato dal denaro perché sei rimasto senza”.
Sounds, 29 ottobre 1977.

[A proposito del numero di donne con cui è stato a letto] “Non lo so, veramente. Posso provare a capirlo su base settimanale, vediamo, tipo dalle 19 alle 40… Un bel po’. Non ho una calcolatrice con me al momento ma effettivamente è un sacco: comunque non me ne voglio vantare, non raggiunge nemmeno lontanamente i numeri di altre persone che conosco”.
The Face, dicembre 1983.

“I video sono un vero specchio dei tempi (ride). I miei figli li guardano e mi fanno “Wow, guarda che maglietta, papà!”: pensa al video di Dancing in the Streets, che andava fortissimo all’epoca, lo guardi ora e pensi, oh Geeesù. Ok che era stato fatto in dieci minuti, ma magari potevamo fare un po’ meglio! La musica davvero riflette lo spirito dei tempi”.
Sunday Herald, ottobre 2007.

“Registriamo tutto quello che facciamo. Lasciamo su il nastro e Keith ed io andiamo con dei “Daaa-eee-daaa-daaad”, cantiamo parole senza senso e a volte queste parole a caso diventano poi una canzone”.
Melody Maker, 28 maggio & 4 giugno 1966.

 

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Mick Jagger in concerto, Roma, 1990 – © Luciano Viti / LUZ

 

“Ero un teenager qualsiasi che si dava molto da fare a scuola e con la giusta dose di ribellione. Studiavo davvero un sacco”.
NME, 9 febbraio 1974.

“La religione non significa niente. Religioni su religioni… Religione un bel niente. La religione è fuori dal tempo perché il mondo non ha più divisioni, capisci cosa intendo?”.
International Times, Maggio 1968.

[Su come sia rimasto sé stesso] “Perché sono inglese: da noi niente di quello che hai o fai è preso troppo sul serio. Ci educano di modo che restiamo consapevoli che tutto quel che fai non è niente di speciale e che noi restiamo sempre solo degli appassionati che non si atteggiano a chi la sa lunga, e che se raggiungi il successo è solo perché sei stato baciato da una buona stella”.
Rolling Stone, giugno 1978.

 

“Non posso rivelare le mie abitudini sulle droghe al vostro magazine”.
Q, marzo 1993.

 

“Ho molta paura di invecchiare. Ci sono davvero pochissime persone anziane che si ritengono felici. Quel momento in cui le loro menti smettono di pensare al presente e al futuro e rimangono incastrate nel passato, e loro diventano orribilmente tediosi”.
Melody Maker, 12 febbraio 1966.

“Penso che i Rolling Stones siano una meravigliosa istituzione, un po’ come una bella casa di campagna inglese, che un po’ traballa ma la si vuole vedere lo stesso. Spero che continueremo a fare dischi e tour insieme”.
Rock of Ages: Rolling Stones, 2008 (estratto degli anni ’80).

“Se sei un musicista penso che la cosa migliore sia non stare con nessuno. La vita domestica è la morte”.
NME, 9 febbraio 1974.

“Bisogna fare attenzione con le storie che racconta Keith comunque, quando gli prende bene può diventare particolarmente… fantasioso”.
Q, marzo 1993.

“Penso che si debba lavorare il più possibile sulla propria vita spirituale, perché è davvero importante… Moltissimi evitano di farlo perché può essere doloroso, capisci? Credo l’obiettivo più nobile nella vita sia portare la propria vita spirituale al suo punto più alto, che è quello che veramente io aspiro a raggiungere… e comunque, non è detto che questa teoria funzioni per chiunque”.
Sounds, 29 ottobre 1977.

 

“Penso che i Beatles siano molto limitati. Ogni gruppo è limitato, ma loro in particolare lo sono perché per esempio non riesco a immaginarmi Ringo con una pistola in mano che fa il cattivo in un film e va ad ammazzare qualcuno. […] I Beatles possono solo fare comedy”.
Melody Maker, 28 maggio e 4 giugno 1966.

 

“Non ho idea di che tipo di musica le casalinghe ascoltino di questi tempi, comunque non vado con le casalinghe, non ci sono mai andato e non ci andrò mai”.
Sounds, ottobre 1977.

“Non avrei mai pensato di esibirmi se avessi mai pensato di non essere la persona giusta per farlo”.
Rock of Ages: Rolling Stones, 2008.

[Su quand’è stata l’ultima volta che ha preso un acido] (ride), “Più o meno nel 1968: ne vuoi? L’altro giorno ho preso dei funghi, è stato divertente”.
The Face, dicembre 1983.