Essere Jean-Luc Godard

Essere Jean-Luc Godard

“La fotografia è la verità. E il cinema è la verità ventiquattro volte al secondo”. Il regista leggenda della nouvelle vague nelle sue stesse parole: 1000 parole, per l’esattezza.

“La fotografia è la verità. E il cinema è la verità ventiquattro volte al secondo”.
Le petit soldat, 1960.

“JLG, per tutta la sua carriera di movie maker/goer non è stato capace di: impedire al signor Spielberg di ricostruire Auschwitz, condannare il signor Bill Gates per aver chiamato Rosebud la sua fabbrica di pulci, persuadere il signor Kubrick a visionare i cortometraggi di Santiago Alvarez sulla guerra del Vietnam, girare Le Mépris con Frank Sinatra e Kim Novak”.
Estratto da una lettera al Circolo dei critici di New York per motivare il rifiuto di un premio, 1995.

“Tutto quello che serve per fare un film sono una pistola e una donna”.
Annotazione, 16 maggio 1991.

 

“Il cinema non è un mestiere. È un’arte. Non significa lavoro di gruppo. Si è sempre soli; sul set così come prima la pagina bianca. E per Bergman, essere solo significa porsi delle domande. E fare film significa risponder loro. Niente potrebbe essere più classicamente romantico”.
Cahiers du cinéma, 1958.

 

“Il cinema non è una tecnica e nemmeno un’arte… È l’infanzia dell’arte”.
Jean Luc Godard par Jean Luc Godard, 1988.

“C’era il teatro (Griffith), la poesia (Murnau), la pittura (Rossellini), la danza (Ejzensteijn), la musica (Renoir). Ma ormai c’è il cinema. E il cinema è Nicholas Ray”.
Cahiers du cinéma, 1958.

 

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@ Leonardo Cendamo / LUZ

 

“Come posso odiare McNamara e adorare Sergent le terreur, odiare John Wayne che appoggia Goldwater e amarlo teneramente quando solleva bruscamente con le braccia Natalie Wood nelle penultima bobina di Sentieri Selvaggi?”
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1966).

“Noi ci consideravamo tutti, ai Cahiers du Cinéma, come futuri registi. Frequentare i cineclub e la Cinémathèque era già pensare cinema e pensare al cinema. Scrivere era già fare del cinema, perché tra scrivere e girare c’è una differenza quantitativa e non qualitativa”.
Jean Luc Godard par Jean Luc Godard, 1988.

“Ora ho delle idee sulla realtà, mentre quando ho cominciato avevo delle idee sul cinema. Prima vedevo la realtà attraverso il cinema, e oggi vedo il cinema nella realtà”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1964).

“Il filosofo e il cineasta hanno in comune un certo qual modo di essere e vedere le cose, che poi è quello di una generazione intera”.
Il maschio e la femmina, 1966.

 

“Se utilizzo una focale fra 30 e 40 è perché questa permette di dare una certa impressione di avvicinamento conservando il fuoco, la profondità di campo e la prospettiva, mentre il 50 è già un teleobiettivo che distrugge la prospettiva, è un obiettivo più impressionista. Manet per esempio è un pittore che è passato dal 32 al 50”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1980).

 

“La globalizzazione culturale è una forma di totalitarismo; la tv è totalitarismo, le persone che stanno 4 ore al giorno davanti la tv sono vittime del totalitarismo (…) le cinematografie nazionali non esistono quasi più. Decenni fa invece sono esistite e sono state il simbolo dell’identità nazionale del loro paese, penso al cinema tedesco prima di Hitler, a quello russo del ’17, al cinema italiano e francese del dopoguerra. La scoperta del cinema, per quelli della mia generazione, è stata la Cinémathèque di Parigi diretta da Langlois, ci ha fatto vedere film, scoprire altri mondi che pittura e letteratura non ci avevano fatto conoscere. Era la Nouvelle Vague. Ora i tempi sono altri”.
Repubblica, 18 maggio 2004.

“C’è stato un tempo in cui il cinema avrebbe potuto migliorare la società. Quel tempo è passato”.
The Guardian, 2005.

“procedere
alla distribuzione delle parti
cominciare
le prove
risolvere
i problemi

di messa in scena

regolare accuratamente
le entrate e le uscite
imparare la parte
a memoria
lavorare
a migliorare
l’interpretazione
entrare nella pelle
del personaggio”
JLG/JLG Autoritratto a dicembre, 1996.

“La mia idea è che il cinema si sia completamente fermato, che il suo destino fosse programmato. André S. Labarthe parla della parentesi: Lumière come parentesi di un secolo. Bella parentesi, che si è conclusa all’epoca dei campi di sterminio quando il cinema di finzione non ha recuperato il suo fratello, il documentario. Abele non ha recuperato Caino, o viceversa”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1995).

 

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@ Leonardo Cendamo / LUZ

 

“L’esercizio della critica è molto più interessante quando c’è battaglia. La critica è un’intendenza, la linea di comunicazione con il fronte. Se la guerra è finita non c’è più bisogno di spiegare le cose, non è più necessario”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1965).

“Il digitale non è stato inventato per la produzione, ma per la diffusione. In uno spazio molto più ristretto ci stanno molte più cose, perché sono dei numeri e possono essere compressi. Nel metrò nessuno ama essere schiacciato, nel digitale tutti lo vogliono. Ma una parte dell’immagine è perduta. In nome della diffusione, qualità e precisione sono inferiori. Si dice che l’immagine ha una “qualità da cinema”. Ma non si dice di che qualità parliamo… Se l’immagine è di cattiva qualità in partenza, non migliorerà certo grazie al DVD”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1980).

“Il cinema è un laboratorio di vita, vi si trova tutto, i rapporti di produzione, gli odi, gli amori, i rapporti figli-genitori e padroni-operai… È questo che mi interessa, trovare momenti d’amore più grandi e meglio ritmati, anche se sono forse un po’ vecchio per questo. Ci sono le immagini comode, si distingue l’amore dal lavoro, la casa dalla fabbrica, le vacanze dall’impegno, ma per me non c’è differenza fra lavoro e riposo, sono come i tempi forti e quelli deboli di una melodia”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1980).

 

“Hollywood: la potenza di Babilonia, la potenza dei sogni. Fabbriche come questa, il comunismo si è dissanguato a sognarle”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, Il castoro cinema, 2002, (1988). 

 

“Chi non ha visto o amato Liselotte Pulver correre sulla riva di non so più che Reno o Danubio, abbassarsi di scatto per passare sotto uno steccato, poi rialzarsi, hop, di scatto, chi non ha visto a questo punto la grossa Mitchell di Douglas Sirk abbassarsi contemporaneamente e poi, hop, alzarsi con lo stesso morbido movimento delle gambe, ebbene costui non ha visto niente, oppure non conosce ciò che è bello”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (
1959).

“C’è una frase di San Paolo (…) che dice: “L’immagine verrà al tempo della resurrezione”. Prima non c’erano immagini, solo dei tentativi, con i miracoli. Il cinema è in un certo senso la resurrezione del reale”.
A. Farassino, Jean-Luc Godard, 2002, (1989).