Essere James Ellroy

Essere James Ellroy

Da “La Dalia Nera” a “Perfidia”, il maestro indiscusso della crime novel nelle sue stesse parole: 1000 parole, per l’esattezza.

[Alla domanda sul perché fosse tornato a Los Angeles, ndr] “Per una ragione: cherchez la femme. Sono corso dietro a donne nei sobborghi di New York, del Connecticut, di Kansas City, di Carmel e San Francisco. Ma ho finito i posti dove andare e finito anche le donne: ed eccomi qui”.
The Paris Review, 2009.

“C’è un mio sito internet chiamato James Ellroy punto net o come cazzo si chiama, non so, non lo guardo mai. Queste condizioni di astrazione e lontananza dal mondo attuale sono necessarie per me, mi servono a creare una quiete mentale indispensabile per il mio processo creativo”.
Vice, 2010.

“Mi sono comprato tre Porsche, ma le ho vendute perché sono troppo alto e poi senti ogni sassolino. Dopo quattrocento chilometri scendi e ti sembra di essere stato picchiato da Tyson”.
Repubblica, 2010.

“Me ne frego anche delle colonne sonore dei film tratti dai miei libri. Non sopporto il rock, la musica commerciale. Amo Beethoven, un rivoluzionario della musica, e i suoi quartetti, scritti da sordo, sembrano una cosa di ieri, modernissima”.
Repubblica, 2010.

“Non ho una vita normale, sono solitario per natura, e sono ambizioso, assolutamente ambizioso. Anche i miei amici, e non ne ho avuti tanti, lo dicono. E poi mi piace fare cose diverse, anche andare in giro per il libro mi mette allegria, finché la cosa non diventa lunga. Per esempio, adesso mi tocca la Finlandia e mi girano le palle a pensare che il libro sarà venduto massimo a trecento renne”.
Repubblica, 2010.

“ll rock and roll mi è sempre sembrato riduttivo, una sorta di ribellione istituzionalizzata. Mi sembra decisamente superficiale come cosa. Le influenze culturali che hanno forgiato i ragazzi della mia età non mi hanno mai toccato più di tanto”.
Vice, 2010.

“Non sono mai stato depresso, né mi sono mai lamentato troppo. Sono un americano religioso, eterosessuale di destra, sembra quasi che sia nato in un’altra epoca. Non penso che il mondo collasserà a breve, non penso che l’America sia una forza diabolica, ma penso che l’America prevarrà nel mondo della geopolitica. Sono un cristiano nazionalista, militarista e capitalista”.
Vice, 2010.

 

“Non ho la televisione, né il videoregistratore. Non guardo i telegiornali. Non ascolto la radio né leggo i quotidiani. Ignoro del tutto il mondo di oggi. Vivo pressoché completamente, e felicemente, nella mia immaginazione”.
NPR, 2014.

 

“Scrivo i miei romanzi a mano su un block-notes, è un processo laborioso, sono un analfabeta digitale, vivo al di fuori di quel mondo – e ho scritto tutti i miei 19 libri in questa maniera – ma sono convinto che questo metodo mi permetta di mantenere la concentrazione a un livello più profondo”.
NPR, 2014.

“Il mio più grande rimpianto? Non avere un uccello di 45 cm”.
The Guardian, 2015.

“Sì, sono un capitalista. Penso che il capitalismo sia morale, mentre il socialismo e il comunismo siano immorali. Credo nella necessità di tenere basse le tasse e credo anche, fermamente, nel ruolo dominante dell’America nella politica mondiale”.
il manifesto, 2015.

 

James Ellroy - © Leonardo Cendamo / LUZ
James Ellroy – © Leonardo Cendamo / LUZ

 

“Non ho mai scritto noir in vita mia, trovo che questa definizione sia la più lontana e deviante che si possa dare alla mia letteratura. È una definizione data a sproposito. Io ho sempre scritto romanzi storici. La definizione di noir calza a pennello solo per i film di Hollywood a tema criminale ambientati fra gli anni ’50 e ’60”.
Il Giornale, 2015.

“A chi farei interpretare me stesso in un film? Morgan Freeman”.
The Guardian, 2015.

“Oh fratello, la vorrei eccome una società più repressiva. Partiamo da questo. L.A. oggi è troppo spudorata. C’è troppa gente in giro. Troppe macchine in giro. Troppa gente che cammina mandando messaggi o email. C’è un enorme cartellone pubblicitario con un preservativo a un paio di isolati da dove vivo, c’è scritto sopra “Perché preoccuparsi?“. È troppo esplicito per me”.
Vice, 2015.

 

“[Alla domanda se ci fosse qualcosa del suo aspetto che cambierebbe, ndr] Sono calvo. E sono troppo famoso per farmi un trapianto”.
The Guardian, 2015.

 

“Posso dirti che insulti razziali, ritratti di omosessuali non patetici e membri dei gruppi minoritari abbondano nei miei libri e che io non li considero minimamente odiosi, anche se molti critici americani mi accusano di odiarli. Ma andassero affanculo! Perché se non ti piacciono i miei libri, vaffanculo. Einaudi, il più grande editore italiano, ha appena adottato una nuova filosofia non politicamente corretta e il motto che la esprime è: compra o muori!”
Cronache Letterarie, 2015.

“Il fatto è che amo il crimine. Amo leggere e scrivere storie di crimine. Amo l’animosità razziale, pur non praticandola di certo, perché non odio nessuno. Ma un bel crimine con motivazioni razziali alle spalle mi dà gusto. Mi piace un bello scandalo nella polizia. E godo a ideare delle belle e corpose ingiustizie”.
il manifesto, 2015.

“Non sopporto le immagini che presentano la violenza in maniera cool (…) Io c’ho vissuto, nello squallore, e da spettatore ne sopporto solo una certa quantità: non mi voglio riempire gli occhi di squallore. Voglio eleganza. Ma è chiaro che molti, registi e non solo, pensano che lo squallore e l’ambiguità siano cool. No. A me piacciono le storie in cui sai chi sono i cattivi e i buoni. Nei miei libri lo sai”.
Corriere della Sera, 2016.

 

James Ellroy - © Leonardo Cendamo / LUZ
James Ellroy – © Leonardo Cendamo / LUZ

 

“Sono sempre stato divorato dall’ambizione: da una smania insaziabile d’esser qualcuno. E ce l’ho fatta: sono diventato il più grande scrittore di noir vivente (…) ci sono maschi e femmine, giovani e vecchi, gay ed etero, stronzi e fichi, bianchi, neri, asiatici, cristiani, ebrei, musulmani che si sentono sedotti o commossi o sconvolti o perfino disgustati dai miei romanzi”.
Repubblica, 2016.

“Lavoro quattordici ore al giorno, alzandomi all’alba, un caffè dopo l’altro, fino a non poterne più. Il Signore mi ha dato una straordinaria capacità di concentrazione e mi sottopongo a tour de force sovrumani”.
Repubblica, 2016.

“Good evening peepers, prowlers, pederasts, panty-sniffers, punks and pimps. I’m James Ellroy, the demon dog, the foul owl with the death growl, the white knight of the far right, and the slick trick with the donkey dick. I’m the author of 16 books, masterpieces all; they precede all my future masterpieces”.
In Noir City 6 — James Ellroy Intro to Dalton Trumbo Doublebill, 2008, monologo che Ellroy utilizza spesso per presentarsi in pubblico.